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Casa San Paolo per Il Napoli.

Ha firmato, proprio così, ci siamo tutti sentiti parte di questa telenovela incentrata su un accordo, quello tra SSCN e il comune di Napoli che è stato finalmente partorito con sacrificio (dei tifosi) e dolore ( sempre dei tifosi) che hanno vissuto, sconcertati, ad una querelle che potremmo definire stucchevole, esiziale o più semplicemente, per dare l’idea pure dell’aria che si respirava in città; pesante. De Laurentiis può usare il San Paolo e da adesso lo può fare di diritto, con tanto di convenzione scritta per una durata quinquennale, più un’opzione per altri cinque anni, sfruttando una struttura meno sciatta, anzi decisamente più tonica dopo il restyling estivo, fatto in occasione della Universiade napoletana. Per una volta, i fan del “presidentissimo” azzurro potranno stringere la mano agli affezionati elettori del sindaco (nessuno due due ha speso un centesimo nei recenti lavori di ristrutturazione), perchè entrambi erano presenti ed hanno espresso “grande soddisfazione per l’intesa raggiunta”. Adesso tocca ai ragazzi di Ancelotti animare la platea e dar vita alle emozioni sugli spalti storici del campo di Fuorigrotta, che si spera possa essere frequentato da tanti tifosi (l’ultimo anno, minimo storico di presenze) armati di fede e speranza. Dopo la storica firma ADL si è trattenuto con i giornalisti, rilasciando dichiarazioni che, come sempre, hanno lasciato il segno nell’eterna diatriba, esistente tra estimatori e detrattori del dirigente che nel suo consueto discorrere a briglie sciolte ha toccato argomenti di varia natura, mai lesinando frasi ad effetto. La prima e la più importante ha riguardato Insigne e la sua presunta sindrome di Peter Pan: “decida cosa vuole fare da grande” ha chiosato. Colpo di stiletto degno di un Capitano Uncino ad alto standard, tendenzioso e complimentoso “è un ottimo atleta, ma deve risolvere da solo i suoi problemi”. Fischiatina di orecchi anche per Mertens e Callejon: “ogni giocatore ha un valore che si basa su momento, ruolo ed età, se qualcuno pensa alla Cina  per fare soldi, vediamo le cose diversamente” (quindi può andarsene). Infine come il classico prototipo di “berlusconiana memoria” di presidente fac-totum, dopo aver smentito seccamente gli attriti con mister Carletto, “può restare altri dieci anni”, ha apertamente confessato di aver consigliato personalmente all’allenatore di impiegare tutta la rosa a disposizione, “poi però, dovrà capire lui chi darà maggiori garanzie in campionato o in Europa”; almeno questo, aggiungiamo noi che ci chiediamo fino a che punto si è trattato di un suggerimento e quanto di un diktat al fine di valorizzare tutti i giocatori a disposizione. Chi pensa male fa peccato ma spesso…!