Fichi secchi: una tradizione ischitana che non perde gusto La pianta del fico, é una delle più diffuse ad Ischia, detta isola verde. I contadini di un tempo erano soliti piantarle in prossimità di un ulivo, sempre a delimitare il confine tra una proprietà e l'altra.

Fichi secchi: una tradizione ischitana che non perde gusto
Fichi secchi: una tradizione ischitana che non perde gusto

I fichi secchi rappresentano una delle varietà culinarie dolci più apprezzate e amate in Campania.

Ischia in particolar modo, lega l’identità storica che la caratterizza, proprio ai fichi secchi.

Fichi secchi: storia e tradizione

“Nassello” o “Nassiello”: realizzate a mano con rami di ginestra locale, utilizzate per essiccare i fichi al sole.

Si tratta di una preparazione tipica del periodo natalizio, che accorda grandi e piccoli. 

La pianta del fico, é una delle più diffuse ad Ischia, detta isola verde. I contadini di un tempo erano soliti piantarle in prossimità di un ulivo, sempre a delimitare il confine tra una proprietà e l’altra.

La vicinanza all’ulivo inoltre, aiuta la prosperità delle due piante, tenendo lontane le mosche e soprattutto favorendo la presenza delle api, amiche dell’ecosistema e dell’agricoltura.

Rinomatissime per la qualità, importanti per la quantità sono le “chioppe d’Ischia”, quelle stesse che Orazio in una delle sue Satire indica con questi versi ‘Tum pensilis uva et nux mensas cum duplice ficu’.

Un sapore antico, buono e semplice, che richiama i dolci ricordi dell’infanzia. Una leccornia che ancora oggi mantiene viva la tradizione di Ischia, e riscalda i cuori di quanti osservano i nonni, gli zii o semplicemente i genitori, intenti a preparare con maestria, i fichi da donare e gustare insieme.

In passato si diceva infatti che, chi sceglieva di donare un cesto di fichi secchi, stava donando una parte di se stesso. Tale convinzione si ricollega al procedimento piuttosto lungo di essiccazione e di realizzazione, che porta via tanto tempo.

Dunque chi li dona, è come se regalasse una parte del proprio tempo.

Ricordiamo che in passato, proprio tale frutto, era oggetto di scambio, quindi veniva barattato, e rappresentava una fonte di guadagno, ma soprattutto la possibilità per le famiglie più povere, di assicurare un pasto si propri figli. Ecco perché ancora oggi, nonostante la preparazione si sia arricchita, sia mutata, è ancora così importante e parlarne rappresenta un modo per tenere vivo un ricordo.

Una ricetta antica dal sapore unico

La ricetta per preparare dei gustosissimi fichi secchi, prevede che si utilizzino i frutti più piccoli, possibilmente non troppo molli, raccolti nei tradizionali cesti in vimini intrecciati dalle massaie dell’isola.

I fichi essiccati, chiamati anche “chiuppetelle”, un tempo erano conservati in grandi panche di legno o riposti in quella che oggi può essere definita carta-pane.

Il giorno dopo, i fichi vengono spaccati in due parti, tenendo però unite le due metà per il picciolo. Dopo aver svolto questo passaggio, i fichi vengono posti su delle sporte di paglia, dette ‘nasselle”, con la parte interna esposta al sole in modo che possano essiccarsi.

Procedimento di essiccazione: dopo averli raccolti, delicatamente per evitare che possano rompersi o deteriorarsi, si scelgono quelli integri e si ripongono in una cassetta di legno, all’interno della quale si accende una “mappatella” ossia” una manciata di zolfo.

Si lasciano così per una notte intera affinché le esalazioni sprigionate dallo zolfo, aiutino a contrastare l’insorgenza di batteri, e l’eventuale presenza di larve della frutta, garantendone l’integrità.

Una volta essiccati, i fichi aperti vengono uniti (uno sopra all’altro, in una forma che ricorda un otto capovolto) e si formano le classiche e rinomate, quanto gustosissime “chiuppettelle”, ossia coppiette. 

I fichi secchi sono gustosissimi da mangiare magari accompagnati da una tisana, oppure, a Natale, in alcune parti dell’isola d’Ischia, le massaie li preparano glassandoli con del cioccolato fondente, talvolta aggiungendo all’interno una nocciola o una noce locale.

Ecco dunque che un “semplice” frutto si trasforma in un vero e proprio dolce (prettamente natalizio) ma consumato durante tutto l’anno.

A ciò si aggiunge la commozione negli occhi di una signora ischitana che recentemente ha raccontato di essersi emozionata quando suo nipote, un bambino di sei anni, proprio durante la cena di Natale, alla proposta di aprire i suoi doni, ha preferito continuare a mangiare le “chiupptelle” preparate dai nonni.

Un aneddoto, una scena di vita quotidiana che regala un sorriso e soprattutto aiuta a comprendere quanto tale preparazione sia ricercata ed amata.

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