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Fedor Dostoevskij, il poeta dell’animo legato alla bella Napoli

Qualità incredibili e talento impressionante, devozione alla letteratura e passione per la filosofia, Fedor Dostoevskij è stato una delle menti più brillanti di tutti i tempi. È considerato uno dei più grandi romanzieri e pensatori russi, forse il più grande, in particolare per la sua immensa produzione letteraria. Il proprio percorso di formazione è avvenuto in un ambiente intrecciato ad una tipologia di religione autoritaria.

Dostoevskij, inoltre, è stato un pensatore a-sistematico. Il fulcro intorno al quale ruotava il suo interesse per la filosofia, era l’uomo, protagonista di ciascun suo scritto, perno principale del suo sistema ideologico. Una sorta di visione antropologica intrecciata alla sua vocazione per la letteratura, fondamentale per valorizzare la figura umana. “L’uomo è un mistero. Un mistero che bisogna risolvere, e se trascorrerai tutta la vita cercando di risolverlo, non dire che hai perso tempo; io studio questo mistero perché voglio essere un uomo“. Fedor è stato un uomo e merita l’aggettivo “grande” accanto alla parola “uomo“.

Gli antipodi del suo sistema filosofico: la figura di Cristo

Come già detto precedentemente, l’uomo per Dostoevskij ha giocato un ruolo principale nella sua negativa concezione filosofica. Secondo la propria ideologia, egli è un essere infinito in costante evoluzione, la cui sventura si verifica entro due cardini ossimorici, Cristo e il sottosuolo. Il primo rappresenta naturalmente il vertice positivo, simboleggiano il reale Credo di Fedor: “Questo Credo è molto semplice, e suona così: credere che non c’è nulla di più bello, di più profondo, più simpatico, più ragionevole, più virile e più perfetto di Cristo“. Quest’ultimo, dunque, costituisce l’essere perfetto a cui l’uomo deve ascendere.

Per quanto concerne il polo opposto, quello negativo, anche in questa circostanza la figura di Cristo è il nucleo vitale per il sottosuolo. Se l’ideale cristologico preannuncia una completa disgregazione del suo io per un’innalzamento, il dimorante di questa seconda dimensione si distingue per un deleterio concentramento dell’io. Il personaggio principale delle opere dell’autore russo, che meglio incarna i valori dostoevskiani, è il cosiddetto “uomo-topo“, protagonista del capolavoro “Memorie del sottosuolo“.

Fedor Dostoevskij e la città di Napoli: un rapporto d’amore, intrecciato al mistero

“Tralasciando” il suo spinoso sistema filosofico, di Dostoevskij è fondamentale sottolineare anche il suo rapporto speciale con Napoli. Le poche tracce, le quali riconducono al suo legame con la città partenopea, dimostrano il rilievo di essa durante il suo soggiorno in Italia. In due occasioni, l’autore russo ha visitato la penisola italiana, valorizzando le virtù e gli ideali del nostro Paese. In queste sue considerazioni ammirevoli per il territorio italiano, Napoli aveva una collocazione particolare nel suo cuore tortuoso.

All’interno di uno dei suoi capolavori, “L’idiota“, Fedor Dostoevskij dedica qualche riga anche alla bella Napoli, offrendo uno splendido ritratto della città. Quest’ultima, dunque, diviene la “nuova” Gerusalemme, una località avvolta dal mistero, dove le indigenze della quotidianità non possono mai terminare. Perché è la “terra che respira il mistero“: nel meraviglioso golfo di Napoli, esiste un luogo in grado di amalgamare divino e matura. Sensazioni percepite dallo stesso Dostoevskij, centro ammirato e vissuto dallo stesso autore, un legame intenso, destinato a non terminare mai.