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Fascismo: la storia di un movimento politico originale

Fascismo

La prima guerra mondiale, nota anche come Grande Guerra, si era situata nella storia d’Italia come uno spartiacque. I processi innescati avevano intensificato la crisi dello Stato liberale. Uno di questi sviluppi era sfociato nel fascismo, figlio dell’esperienza del conflitto. Un partito-milizia capace di trasformarsi nel corso di quegli anni in un regime totalitario, il quale fece dell’uso usuale della violenza la propria arma principale. Soltanto il 24 luglio 1943, a Roma, si riunì il Gran Consiglio del fascismo, che decretò l’epilogo di Mussolini e la custodia delle forze armate al re.

Fascismo: la storia di un movimento politico originale

I fenomeni di brutalizzazione della vita politica, generati dalla Grande Guerra, lasciarono una traccia indelebile all’interno del tessuto sociale italiano. Essi, inoltre, costituirono il terreno fertile il quale garantì l’affermazione della soluzione fascista alla crisi dell’Italia liberale. Si trattò di un esperimento di natura totalitaria, fondato sul potere incontrastabile di Benito Mussolini, Duce del fascismo, leader indiscutibile dell’Italia. Egli, infatti, mirava ad una rivoluzione antropologica, incline a “fascistizzare” gli italiani. Violenza e guerre furono gli strumenti essenziali del regime.

Negli ultimi mesi caotici del 1920, al termine del primo conflitto mondiale, la spinta rivoluzionaria si spense rapidamente, e al contrario ci fu un intenso sviluppo della reazione antisocialista. In questo scenario, a poco a poco nacque il fascismo. All’inizio del 1919 Mussolini fondò i “Fasci di combattimento“, con un programma preciso, basato su riforme istituzionali e sociali. Il suo esordio, però, si rivelò un totale fallimento; inoltre, al seguito di alcuni episodi piuttosto violenti, il fascismo si identificò come un partito-milizia.

La diffusione del fascismo fu realizzata anche con il supporto degli organi dello Stato. Dopo la caduta del governo giolittiano, Benito firmò un patto di pacificazione con gli esponenti del Partito Socialista Italiano; nel 1921, inoltre, fu fondato il PNF, Partito Nazionale Fascista. Successivamente il re Vittorio Emanuele III decise di affidare il compito di creare il nuovo governo al Duce del fascismo. Nasceva, così, il governo targato Mussolini, il nuovo regime totalitario del Duce.

Il crollo del regime fascista: l’arresto del Duce

Nel 1943, ultima parte della seconda guerra mondiale, la campagna militare italiana era stata fino a quel momento disastrosa. Alcuni violenti attacchi aerei delle Forze Alleate provocarono un intenso malcontento tra il popolo d’Italia, demoralizzarono gran parte dei centri urbani. La penisola desiderava la fine della guerra, il regime fascista era sull’orlo del collasso.

Lo sbarco in Sicilia degli Alleati e il distruttivo bombardamento della capitale romana, convinsero parte degli esponenti del governo italiano e l’irresoluto re Vittorio Emanuele a stroncare il potere di Mussolini. Il 22 luglio andò in scena l’incontro tra il re e il Duce, che gli riportò l’esito dell’incontro effettuato a Veltre con Adolfo Hitler, Fuhrer della Germania nazista. Benito non riuscì a conoscere le reali intenzioni di Vittorio Emanuele; successivamente, il sovrano, dunque, fu costretto a ricorrere al colpo di mano. Alle 17:15 di due giorni a venire, tutti i membri del Gran Consiglio del Fascismo si radunarono a Palazzo Venezia. Nella notte, Mussolini si congedò dai suoi gerarchi: ra la crisi e poi la fine del regime fascista.