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sabato, 3 Dicembre 2022

Ex voto, fede e arte del ringraziare il divino

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Domenico Papaccio
Laureato in lettere moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II, parlante spagnolo e cultore di storia e arte. "Il giornalismo è il nostro oggi."

Ex voto è una locuzione latina corrispondente all’italiano “per grazia ricevuta”, con il quale veniva esplicato la donazione di un oggetto ad una divinità per averne ricevuto un favore e simboleggiante la devozione.

L’ex voto è comune nel sostràto religioso, soprattutto cristiano cattolico ma ha radici radicate nel mondo spirituale al di là del monoteismo, in quanto già nel culto egizio e pagano greco-latino vi sono reperti di terracotta o di metalli preziosi analoghi a quelli rinvenibili nelle chiese.

Presso il museo Mann di Napoli, presso la sezione egizia è possibile ammirare la presenza di piccoli sarcofaghi offerti in dono a Osiride. 

Come si può cogliere dal contributo “La società di Antico Regime. Temi e problemi storiografici” di Gian Paolo Romagnani, il rapporto tra il divino e uomo si colloca in base alla gerarchia cetuale presente nel mondo terreno, parimenti si articola il rapporto tra fedele e rappresentante del culto cristiano.

L’uomo dell’Antico Regime nel rivolgersi al divino si intervallava, sottolinea Romagnani, dal santo più prossimo, passando poi agli apostoli e infine alla Vergine Maria.

Raramente a Gesù Cristo e mai a Dio.

Tale relazione ha coinvolto tutti gli strati cetuali delle società del passato, coinvolgendo da vicino l’arte popolare che è divenuta rappresentante figurale del rapporto col divino attraverso l’edificazioni di edicole votive -inserite nel patrimonio Unesco- e alla realizzazione di manufatti in legno come tavolette votive oppure in metalli pregiati -solitamente in argento- e lavorati da orafi secondo una modalità che nell’età barocca si è affermata.

L’ex voto volgarmente è la rappresentazione di un organo -cuore, rene- o una parte anatomica – braccio o intero corpo- concesso a santi o alla Madonna per aver conseguito una guarigione, segnando il legame che annualmente porta il devoto a recarsi in pellegrinaggio secondo data stabilita presso l’edificio adibito al culto liturgico in segno di ricordo.

Ma l’ex voto ha cambiato fisionomia con il tempo, anche a secondo della professione e della classe sociale dell’interessato.

La devozione popolare ha visto anche relazionarsi con il divino mediante il ricorso a oggetti correlati alla richiesta d’aiuto.

Numerosi sono i fiocchi azzurri e rosa portati a Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe da parte di donne sterili, oppure proiettili, armi, medaglie e catene offerte durante le guerre da parte di notabili o di reduci ancora visibili presso il santuario della Madonna dell’Arco.

Proprio il caso della Madonna dell’Arco va a sottolineare il variegato rapporto tra ex voto e mondo popolare, non soltanto per la mole ingente di oggetti di culto presenti, ma anche per la molteplicità di testimonianze visibili e figurate da tavolette in cui viene rappresentato l’intervento del divino durante il momento di precarietà.

Per comprendere la portata del ruolo dell’ex voto nel Mezzogiorno continentale basti osservare l’opera di Salvatore di Giacomo ‘O Voto, novella da cui trae il dramma omonimo, in cui il protagonista, Vito Amante ammalato gravemente ai polmoni promette dinanzi al crocifisso testualmente “P’ ‘e patimente ca ‘è patuto e pe sta curona ‘e spine. Io te faccio ‘o voto ‘e levà na femmena d’ ‘o peccato!

 

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