Napoli e la tappa agro-amara in Belgio.

Prova opaca per gli azzurri di Ancelotti in Belgio con il Genk.

La tappa belga del cammino europeo del Napoli ha di accettabile solo il risultato, ad onta di quanto si aveva l’ardire di preconizzare in sede di pronostico, alla vigilia. Il traballante campionato del Genk (9 partite, 14 punti) e la roboante sconfitta nella prima giornata di Champions ad opera del Salisburgo (6-2 per i “red bulls”) hanno fuorviato molti addetti ai lavori, che davano per scontata la vittoria partenopea ai danni dei blu. Il fatto che è arrivato solo un pareggio a reti inviolate (gli azzurri non segnano, ma non hanno nemmeno subito gol) ha mandato in fibrillazione tutta la piazza che vede fantasmi ovunque e sembra alla ricerca di un capro espiatorio a cui addossare colpe e responsabilità. Iniziamo subito con il dire che il Genk non poteva in alcun modo toppare la partita, dopo che nell’ultimo week-end la squadra è stata assediata dai propri tifosi con intenzioni poco pacifiche a posteriori del 3-3 contro il modesto St.Truiden, che gli ha recuperato un triplo vantaggio. La sconfitta dalle dimensioni tennistiche subita in Austria gliel’ha rifilata la stessa compagine che ne ha fatti tre ad Anfield contro il Liverpool, che a questo punto si candida ad un ruolo da protagonista nel girone e dunque un team con i fiocchi, che non si rassegna a fare da comprimario ne ai rivali inglesi ne agli italiani. Chi dunque presagiva una passeggiata di salute in Belgio deve fare esercizio di autocritica ammettendo che nel calcio, molto, moltissimo dipende dai valori tecnici, ma le motivazioni possono spostare l’ago della bilancia e sovvertire anche i pronostici più scontati. Alla luce di queste considerazioni e “catalanamente” parlando, un pari è meglio di una sconfitta, il cui spettro, si è quasi materializzato al minuto 92′, quando Allan ha perso un pallone sanguinoso sulla trequarti, dando la stura ad una ripartenza che poteva rivelarsi letale. Allo stesso tempo, tralasciando il risultato finale, ci sembra giusto rimarcare una prestazione, quella degli uomini di Ancelotti, che preoccupa per la totale mancanza di verticalità nelle soluzioni offensive e la scarsa attitudine degli attaccanti a concretizzare le poche occasioni da rete create. Inoltre anche gli uomini più carismatici -vedi il succitato Allan- si concedono amnesie che non si spiegano, mentre il modulo 4-4-2 incluse le sue varianti, lascia perplessi e sembra adattarsi male ai giocatori a disposizione del mister. Infine la bomba ad orologeria Insigne che la società sta cercando di disinnescare dopo che Lorenzino è stato spedito in tribuna e le prestazioni più che deludenti dell’acquisto più dispendioso della gestione De Laurentiis, Mister 40 milioni-Lozano, impalpabile e priva di qualsiasi spunto la sua prova, chiudono un quadro a tinte fosche. Tanta carne a cuocere da far felici un reggimento di cannibali per il povero Napoli che sta, forse, pagando caramente la scelta di avere un profilo alto in sede di programmi stagionali, sbandierati alla sua gente: “quest’anno puntiamo ad un grande traguardo” si è proclamato, dimenticando che da queste parti, i napoletani, sono un po come i bambini, se gli promettono qualcosa, poi…!

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