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lunedì, 29 Novembre 2021

Europa. Federalista o no?

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Gaetano Mavilla
Collaboratore XXI Secolo. Maturità classica; laurea in Relazioni Internazionali; ama dare concretezza al suo genio scrivendo, che sia scrittura giornalistica o prosa da romanzo. Figura professionale duttile, con parecchie frecce al suo arco.

L’idea di pochi sognatori del passato, per citarne qualcuno: Mazzini, De Gasperi, De Gaulle, di una Europa unita e che parlasse a voce unica, oggi più che mai si sta materializzando in modo importante. Quando nel 1951, 6 nazioni: Belgio, Lussemburgo, Olanda, Francia, Italia e Germania Ovest, firmarono il Trattato di Parigi, dettero vita a un processo ancora oggi in atto, ma di un’importanza regionale fondamentale in termini di politica internazionale. Con la costituzione della CECA, era questo il nome dato all’organismo nato dal trattato, l’embrione di Europa era stato avviato, anche se solo limitatamente ad una cooperazione in riferimento all’acciaio e al carbone; nessuno, in quel momento, sarebbe riuscito ad immaginare, nel giro di così pochi anni, di arrivare a costituire la realtà che oggi l’Europa rappresenta nel mondo.

Accodandosi a un filone ‘internazionalistico’, che ideologicamente aveva avvolto le relazioni internazionali nel periodo immediatamente successivo al secondo conflitto mondiale, che ha visto la massima esplicazione di questa esigenza nella costituzione delle Nazioni Unite e di tutti gli Istituti specializzati in seno all’ONU: FAO, UNESCO, UNIDO, ICAO, IMO, OMC, FMI e altre, l’Europa è stata in grado di sintetizzare queste esigenze in un qualcosa di unico e che funziona. In un contesto economico tanto competitivo e globalizzato si è scelto di mettere l’Europa, e non le singole nazioni, al centro di tutto, per essere più forti, o per non esserlo meno del resto del Mondo; il sogno di chi proponeva per la prima volta l’idea di libertà di circolazione di merci, persone, servizi, capitali, di una politica comune in termini di concorrenza delle nazioni europee, disciplinando norme comunitarie antitrust, oggi sono la realtà, anche se fino a qualche anno fa il concetto richiamava l’Uthopya di Thomas Moore per quanto fosse lontano dalla realtà.

Ma l’Europa di ieri e di oggi si confronta sempre con una domanda, che non riesce a produrre una risposta secca e inattaccabile: parlando della natura giuridica dell’Unione Europea, si tratta di una semplice Organizzazione Internazionale oppure di un prototipo molto ben messo appunto di Stato Federale?

Diciamo fin da subito che l’erosione della sovranità degli stati europei, cosa indispensabile per giungere ad un’ unione vincolante, anche se in riferimento ad alcune materie, rappresenterebbero una prova più che valida a sostegno del filone ‘federalista’; e inoltre l’Unione Europea si mostra caratterizzata da elementi non presenti in altra Organizzazione Internazionale esistente al mondo: basti guardare all’ampiezza dei poteri attribuiti ai propri organi, o il fatto stesso che spesso l’Europa si sostituisce al singolo Stato nel disciplinare rapporti interni, l’esistenza di una Corte di Giustizia chiamata a giudicare gli Stati membri per l’adattamento delle leggi a quelle che sono le disposizioni europee. Insomma, il vincolo federale sembrerebbe quello vigente. La realtà però si sgancia in un senso ulteriore:  l’Europa nel suo complesso resta un’Organizzazione Internazionale, perché nella sostanza la sovranità degli Stati non può considerarsi degradata negli ordinamenti costituzionali degli Stati, nemmeno nelle materie esclusive dell’Europa. E poi non dimentichiamo che il punto nevralgico del potere decisionale dell’Europa è costituito dai Governi di tutti gli Stati membri, caratteristica delle Organizzazioni Internazionali.

Insomma, volendo trovare una locuzione che inquadri l’Europa odierna in un senso o nell’altro, potremmo dire che essa si tratta di un’Unione di Stati formalmente a stampo di Organizzazione Internazionale, e sostanzialmente federale.

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