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giovedì, 26 Maggio 2022

L’esercito russo si ritira da Kharkiv: “Brutta battuta di arresto per Putin”

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Anna Borriello
Scrivo per confrontarmi col mondo senza ipocrisie e per riflettere sul rapporto irriducibile che ci lega ad esso.

L’esercito russo si sta ritirando da Kharkiv, seconda città dell’Ucraina, dove stanno perdendo terreno. Lo riferisce il New York Times citando funzionari ucraini e occidentali. Sarebbe una delle più grandi battute d’arresto per le forze russe dopo il ritiro da Kiev il mese scorso. Secondo le fonti, probabilmente il Cremlino vuole reindirizzare le truppe a Sud-Est per rafforzare il contingente a Izyum, città situata circa due ore a sud-est di Kharkiv.

L’esercito russo si ritira da Kharkiv, la vicepremier Vereshchuk: “La situazione al fronte sta cambiando”

Intanto Iryna Vereshchuk, vicepremier ucraina e fedelissima di Zelensky, dichiara al Corriere della Sera: “I russi hanno nelle loro mani più di 2.000 civili. Li trattano come criminali di guerra. Li tengono in prigione, li minacciano, li torturano, li picchiano. La convenzione di Ginevra non ci consente di scambiare i soldati con i civili e quella gente ha bisogno di aiuto. Sono sindaci, giornalisti, attivisti per i diritti umani, amministratori, volontari“.

La vicepremier confida nell’intervento delle organizzazioni umanitarie e dice che lei, comunque, prova a chiedere anche di loro ogni volta che si occupa di uno scambio di prigionieri. Tocca a lei organizzare, appunto, gli scambi di prigionieri, lei tratta con il Cremlino per aprire corridoi umanitari, lei è la ministra per la reintegrazione dei territori occupati. Un compito più arduo dell’altro.

Dall’inizio della guerra – racconta – sono tornati indietro 360 dei nostri soldati scambiati con soldati russi”. 78 giorni di guerra e non si vede la fine: “La sola via d’uscita e’ la vittoria dell’Ucraina con i territori riconosciuti dalla comunità internazionale nel 1991 (con la dichiarazione di indipendenza dello Stato ucraino). Ma questa vittoria è possibile soltanto con l’impegno dei Paesi occidentali: non intendo soldati ma armi, assistenza e sanzioni”.

Secondo molti analisti la guerra durerà a lungo. L’Ucraina è pronta: “Non abbiamo scelta perché non siamo noi a deciderlo. La sola cosa che sappiamo è che dobbiamo rimettere in piedi il nostro Paese e lo faremo“.

La richiesta della Finlandia di entrare nella Nato potrebbe creare un’escalation del conflitto: “Putin è irrazionale ma il giorno in cui la Finlandia, e io dico anche la Svezia, entreranno nella Nato, lui sarà stretto in un angolo e sappiamo che in quel caso potrebbe diventare più pericoloso di quanto sia già. Del resto questo è il momento migliore per i due Paesi per fare questo passo e il loro ingresso nella Nato è anche una risposta a Putin sull’Ucraina. E’ un segnale forte, anche per i Paesi baltici che temono la Russia e si sentirebbero più protetti“.

Quanto alla situazione al fronte: “Sta cambiando. In alcune aree, come nella regione di Luhansk, i russi avanzano e in altre zone come nell’Oblast di Kharkiv invece si stanno ritirando. La cosa importante a questo punto è il nostro potenziale di difesa, e sfortunatamente al momento non è abbastanza per fermare l’avanzata dei russi“.

I negoziati intanto sono scomparsi dal radar: “In questi giorni sono congelati. Il presidente ha chiesto un corridoio di salvezza da Azovstal e al momento il solo punto in discussione con i russi è questo. Tutte le altre discussioni o azioni politiche possono essere messe sul tavolo soltanto dopo questo. Anche se siamo sempre pronti a nuovi incontri, finché non veniamo a capo della questione umanitaria ad Azovstal non ci saranno altre trattative fra i negoziatori“, ha concluso Vereshchuk.

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