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domenica, 23 Gennaio 2022

Errori grammaticali: cause, effetti e rimedi

La grammatica italiana ha da sempre affascinato letterati, poeti, saggisti, critici, linguisti e filologi, ma purtroppo, ancora oggi, nell’era dell’alfabetizzazione, essa rappresenta un dilemma per molte persone.

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Gli errori grammaticali (o meglio, orrori grammaticali) cui è costantemente sottoposta la lingua italiana, sono sempre più numerosi, in un crescendo che sembra non avere fine, nonostante le proposte e i consigli degli esperti linguisti.

La grammatica italiana ha da sempre affascinato letterati, poeti, saggisti, critici, linguisti e filologi, ma purtroppo, ancora oggi, nell’era dell’alfabetizzazione, essa rappresenta un dilemma per molte persone. Sono sempre più numerosi coloro che puntualmente sbagliano, soprattutto nell’italiano scritto, la punteggiatura e le doppie, l’apostrofo, l’accento, ma anche la coniugazione dei verbi (soprattutto il congiuntivo) con problemi rilevanti anche nella forma parlata. Esprimersi bene è importante, soprattutto in relazione al contesto nel quale un determinato concetto viene espresso e affinchè non si verifichino problematiche legate al vero senso dell’argomento di discussione.

Secondo diversi studi condotti in ambito linguistico, sembrerebbe che il problema legato agli errori grammaticali, dipenda dall’uso spropositato di internet e quindi dalla tecnologia. Sempre più smartphone, infatti, ma anche motori di ricerca, suggeriscono parole (in alcuni casi anche intere frasi o aforismi) sostituendosi a chi scrive, che inevitabilmente continua a presentare deficit dal punto di vista grammaticale.

Le parole più sbagliate, nell’ambito dell’italiano scritto, sono: “Qual è” (scritto con l’apostrofo), “purtroppo” (scritto con la “l” al posto della prima “r”) “proprio”, (scritto senza la “r” – proprio), ma anche “c’è ne” e “c’è né”; una serie di strafalcioni che purtroppo interessano sempre più persone, in una classifica lunghissima di veri e propri “orrori” grammaticali. Inoltre, secondo uno studio realizzato dal Survey of Adult Skills (PIAAC) in Italia solo gli “analfabeti funzionali”, ovvero le persone capaci di leggere e scrivere ma con difficoltà nel comprendere testi semplici, raggiungono il 28%, uno dei tassi più alti in Europa. Un dato preoccupante e che deve far riflettere.

Secondo il parere di diversi linguisti e filologi, il modo migliore e più adatto a risolvere questo problema, sarebbe, non solo quello di leggere con regolarità (possibilmente a voce alta, in modo da memorizzare bene le parole, imparandone anche di nuove) ma soprattutto, evitare l’ausilio dei mezzi propri della tecnologia per la scrittura e scrivere quindi, a mano; in questo modo, la mente potrà allenarsi a riportare una determinata parola in modo corretto, memorizzandola. In questo caso, bisogna sottolineare che il web, può rappresentare uno strumento valido di crescita, ma solo se utilizzato nel giusto modo, senza eccessi.

Ricordiamo che, nella classifica delle persone che sbagliano la grammatica o hanno problemi con l’utilizzo della stessa, non rientrano esclusivamente gli adulti, ma soprattutto giovani. Infatti, un’importante analisi sociologica afferma che fino a pochi anni fa, tutti coloro che erano dediti alla scrittura appartenessero ad una classe d’elite, ossia persone che svolgevano un mestiere di tipo intellettuale. Ad esempio notai, avvocati, insegnanti, impiegati, geometri. Ovviamente, per svolgere una determinata professione, quest’ultimi avevano seguito una lunga preparazione scolastica e quindi tendevano a scrivere correttamente in italiano.

Naturalmente il discorso cambia per le persone con bassa scolarità; un operaio ad esempio, non aveva alcun motivo pratico per mettersi a scrivere. Svolgeva una vita basata sull’oralità. Ecco perché molte persone addette al settore primario e secondario non hanno mai affinato le proprie competenze di scrittura. Semplicemente non ne sentivano la necessità, rimanendo analfabeti funzionali.

Sicuramente è importante rafforzare l’insegnamento della lingua italiana fin dalle scuole elementari. Se l’utilizzo di una corretta sintassi, si può tranquillamente imparare alle scuole medie, é indispensabile conoscere l’ortografia e quindi la grammatica, fin dalla scuola Primaria.

Il discorso relativo ai troppi errori grammaticali, potrebbe sembrare banale, ma in realtà esso è un ambito di discussione molto acceso, che continua a preoccupare i diversi esperti del settore.

L’Italiano non si insegna esclusivamente tra i banchi di scuola, ma è qualcosa che si impara giorno dopo giorno. Basti bensare ad un bambino, che impara a parlare prima di tutto a casa, prima ancora che a scuola. É quindi importante il dialogo, la comunicazione, oggigiorno sempre più sterile e limitata, quasi una interazione a monosillabi. É quindi possibile salvare l’Italiano, evitare gli errori grammaticali, è sufficiente impegnarsi e non guardare con ostilità la propria cultura.

 

 

 

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