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mercoledì, 1 Dicembre 2021

Enrico Pessina – il genio del diritto penale

Grandissimo studioso napoletano di diritto e di filosofia, Enrico Pessina rivoluzionò il modo di interpretare e di vedere le leggi penali.

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Eva Maria Pepe
Laureata in Lettere classiche, ama l'arte, la letteratura, i viaggi. Il suo più grande sogno è diventare scrittrice.

Enrico Pessina è stato uno dei personaggi più illustri provenienti dal territorio campano. Abilissimo avvocato ma anche filosofo e letterato, avversò il positivismo filosofico e metodologico applicato alle scienze giuridiche. Contrastò l’empirismo semplicistico di antropologi e sociologi criminalisti.

Enrico Pessina: la vita

Enrico Pessina nacque a Napoli il 17 ottobre 1828. Dopo una formazione classica, a soli vent’anni prese parte ai moti rivoluzionari del 1848. Arrestato per le sue idee liberali, restò in carcere per ben quattro mesi. Dopo altri arresti, dovuti alle sue relazioni con il presidente del governo sardo a Napoli, andò in esilio a Livorno.

Enrico Pessina: la carriera politica

Nominato professore di diritto presso l’università di Bologna, quando caddero i Borboni riuscì a diventare segretario generale nel dicastero di grazia e giustizia a Napoli. Da quel momento in poi iniziò la sua grande carriera politica: prima deputato al parlamento, poi senatore, vicepresidente del senato. Nel 1879 venne eletto Ministro di Agricoltura, Industria e Commercio e nel 1885 Ministro di Grazia e Giustizia. Nel 1899 divenne socio nazionale dei Lincei e presidente dell’Accademia Pontaniana di Napoli.

Un nuovo modo di considerare il diritto penale

Impossibile non fare riferimento alla sua grande figura di letterato. Enrico Pessina riuscì a diventare uno dei capi della scuola classica del diritto penale. Influenzato dalle filosofie hegeliane, Pessina fu una voce originale nell’ambito del diritto penale. Per lui la pena era nient’altro che una retribuzione giuridica del male del reato. Fu membro autorevole di numerose commissioni istituite per la compilazione di leggi penali. Queste leggi sono il fondamento su cui si basa ancora tutt’oggi il diritto penale italiano.

La morte

Morì nel 1916 nella sua casa di Napoli, nei pressi del Museo Nazionale. La strada dove viveva ha preso solo successivamente il suo nome: via Enrico Pessina. Il palazzo dove visse e morì è contrassegnato tutt’oggi da una targa. Presso la sede storica dell’Università Federico II di Napoli c’è un’aula a lui intitolata. Mentre a Roma, tra i 229 busti di italiani illustri che ornano la famosa Passeggiata del Pincio, c’è anche quello del grande Enrico Pessina.

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