Enrico Berlinguer: il simbolo del Pci e della lotta antifascista

Enrico Berlinguer

Alcuni personaggi della storia restano indelebili nelle menti di ciascun individuo, per le loro personalità bigotte o per delle fondamentali gesta eroiche. Nella giornata odierna, si vuole celebrare una figura particolarmente importante, Enrico Berlinguer, scomparso proprio l’11 maggio 1984, circa trentasette anni fa. Uno dei più illustri e caratteristici politici italiani, fu un personaggio molto popolare, rispettato anche dagli avversari ed apprezzato dai propri militanti.

Primi anni di vita

Il luogo di origine di Enrico Berlinguer fu la città di Sassari, nella quale condusse un’infanzia complessa. La madre, infatti, aveva una grave malattia, un’encefalite letargica, causa anche della sua deformazione fisica, disintegrazione del sistema nervoso e caos mentale. Dopo dieci anni, la morte bussò alla porta della madre ed Enrico si avvolse nel suo cruccio. La passione del giovane ragazzo era la lettura dei libri filosofici. Conseguita la licenza classica, si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza, ma gli studi universitari non furono terminati.

Nel 1943, durante il periodo del secondo conflitto mondiale, prese la decisione di aderire al Partito Comunista Italiano. Inoltre, sempre più sostenitore di alcune tesi effervescenti, fondò e condusse la ripartizione della Gioventù comunista della città di Sassari, con la propria residenza momentanea nel panificio del proprio padre. Partecipò anche a numerose rivolte cittadine, terminate con l’arresto da parte della Polizia di alcuni civili, tra cui anche dello stesso Enrico.

Gli anni del dopoguerra

Al termine della seconda guerra mondiale, Enrico Berlinguer fu tra i garanti principali della ristrutturazione della sua organizzazione giovanile FGCI, la Federazione Giovanile Comunista Italiana, la quale condusse fino al 1956. Tre anni più tardi divenne un membro della segreteria del Pci, sino ad essere nominato responsabile del settore esteri. Ottenne anche la nomina di segretario generale del partito negli anni ’70 del Novecento; una carica mantenuta fino alla morte, giunta in modo violento con un ictus, il quale lo colpì nel corso dello svolgimento di un comizio.

Personalità davvero illustre, fu rispettato dai propri avversari e amato in particolar modo dai propri soldati. Alla sua morte fu celebrato da un numero elevato di individui, circa un milione, in un funerale incredibile, andato in scena a Roma. In seguito alla sua scomparsa, durante le elezioni europee del 1984 il Pci ebbe il maggior numero di voti a favore della Democrazia cristiana. Un risultato straordinario, conseguito con il supporto di una figura sacra della politica italiana.

La frattura con l’Unione Sovietica: il ruolo di Enrico Berlinguer

Il 12 ottobre 1981 andò in scena l’incontro, durato circa sette ore, tra Enrico e Fidel Castro: il capo cubano confermò il suo appoggio all’Unione Sovietica e la sua ostilità alla Cina. A partire da quel momento, cominciò a svolgere un ruolo primario all’interno del movimento comunista globale: quest’ultimo, infatti, avviò un processo di distanziamento dall’URSS ed elaborò un nuovo modello economico denominato eurocomunismo.

Con questo termine si rappresenta un particolare progetto, aggrovigliato da tesi ideologiche e politiche, legate ad un marxismo insolito, amalgama tra un socialismo democratico e leninismo. Nacque nel 1976 e coinvolse i tre più importanti partiti comunisti dell’Europa occidentale.

Nello scenario italiano, Enrico, in collaborazione con Aldo Moro, avanzò un’ipotesi e tentò di fondare il compromesso storico, la tendenza ad un accostamento tra Partito Comunista Italiano e Democrazia cristiana. Innalzò, inoltre, la questione morale relativamente alle funzionalità di organizzazione del potere da parte dei partiti politici italiani. È naturale comprendere, dunque, il motivo per il quale oggi 11 giugno 2021 si tende a ricordare Enrico Berlinguer, una delle figure più importanti della storia politica italiana.