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giovedì, 6 Ottobre 2022

Emigrazione tra incontro letterario e dibattito

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Andrea Tarallo
Collaboratore XXI Secolo. Laureato in “Scienze Storiche” presso l’Università degli studi di Napoli “Federico II” con una tesi sulla storia politica e economica dell’Argentina tra XX e XXI secolo

Nel primo pomeriggio di ieri, presso la Sala Simón Bolívar nella Sezione Venezuelana della Biblioteca Nazionale di Napoli si è tenuto un nuovo incontro del ciclo di letture organizzato dal Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli dal titolo ‘Emigranti, rifugiati e pellegrini’. Dopo la consueta breve introduzione supportata dall’uso di slides, il Console Aggiunto Marnoglia Hernández Groeneveledt ha letto ‘Diciassette inglesi avvelenati’ racconto facente parte dei ‘Dodici racconti raminghi’ dello scrittore colombiano Gabriel García Márquez ed un articolo a firma di Eduardo Galeano apparso su La Nación de Chile nell’ottobre del 2005.

L’incontro, conclusosi con un intenso e prolungato dibattito, ha fatto da evento introduttivo per la due giorni di festeggiamenti – che terminerà oggi – in occasione del 160° anniversario della fondazione del Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli. Il tema scelto, vistane anche la stringente attualità, è quello della migrazione; sia essa volontaria od indotta. Sul fatto che l’emigrazione delle grandi masse sia una costante che si ripete nella storia dei popoli, si è tutti d’accordo; ma quando ci si interroga sul perché dell’emigrazione, sui suoi modi e tempi, ecco che allora iniziano le divergenze e le prese di posizione. Per prima cosa la confusione nasce dal fatto che parole come “migranti”, “profughi”, “rifugiati” e “richiedenti asilo” – complici anche le semplificazioni giornalistiche – vengono ormai utilizzate nel linguaggio comune alla stregua di sinonimi o comunque come termini intercambiabili. Ma il fatto che esse indichino situazioni tra loro legate, non vuol dire però che queste siano coincidenti.

Emigranti_rifugiati_pellegrini_incontroletterario_21secolo

La sapienti penne di Gabriel García Márquez e di Eduardo Galeano ci descrivono come poche la situazione dello straniero nelle nuove terre. In particolar modo quella dello scrittore nato a Montevideo sottolinea come gli esodi umani, a differenza di quelli degli animali, assai raramente sono liberi. Nel suo breve articolo del 5 ottobre del 2005, egli ci parla dei naufraghi della globalizzazione, persone a cui è stato sottratto il loro posto nel mondo e che pertanto si trovano ad errare sulla Terra in cerca di una casa; e lo chiude con un provocatorio atto di accusa nei confronti dell’Occidente. Giocando con la storia egli prova ad immaginarsi cosa sarebbe accaduto se i vari Cristoforo Colombo, Pedro Alvares Cabral, Hernán Cortés, Francisco Pizarro, Pedro Alvarado, Pedro de Valdivia e finanche i pellegrini della ‘Mayflower’ si fossero trovati dinanzi i muri di cemento e filo spinato ed i “muri di gomma” legislativi eretti dai Paesi del Nord del mondo per chiudere le proprie porte dinanzi a coloro che vi bussano in cerca di aiuto ed accoglienza.

A Cristoforo Colombo, in virtù della mancanza del visto, sarebbe stato impedito di scoprire l’America; mentre a Pedro Alvares Cabral sarebbe stata negata la possibilità di mettere piede in Brasile con il pretesto che avrebbe potuto portare malattie sconosciute finora in quelle terre. Hernán Cortés e Francisco Pizarro, essendo questi sprovvisti del permesso di lavoro, avrebbero dovuto rinunciare alle loro ambizioni di conquista del Messico e del Perù; invece Pedro Alvarado e Pedro de Valdivia a quelle del Guatemala e del Cile a causa del fatto che le autorità non avevano rilasciato loro un certificato di buona condotta. Infine i pellegrini della ‘Mayflower’ sarebbero stati respinti in mare senza troppi complimenti poiché le coste del Massachusetts non avevano quote di immigrazione disponibili.

Incontro letterario foto 1

Quello che Galeano contesta all’Occidente è la memoria corta. Il secondo conflitto mondiale costrinse milioni di europei ad abbandonare le proprie case e spezzò intere famiglie. Terre privilegiate per ricominciare una nuova vita furono ancora una volta quelle dell’America Latina. Secondo stime recenti, negli anni ’50 sono più di 250.000 gli immigrati italiani che sono sbarcati in Venezuela. La nuova ondata di emigranti e rifugiati che senza fine si offre oggi ai nostri occhi ci induce a riflettere. In soli 6 mesi, da settembre 2015 ad oggi, circa 2 bambini al giorno hanno perso la vita nel Mediterraneo orientale nel tentativo di raggiungere l’Europa. Il totale delle vittime lo lascio a voi; perché un giorno, quando saremo interrogati su dove eravamo noi quando tutto questo accadeva, non potremo dire: ma io non sapevo…

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