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martedì, 31 Gennaio 2023

Elezioni del 4 Marzo, è Election Day in Italia

Il 4 marzo 2018, data stabilita dal presidente della Repubblica per le elezioni politiche, risulterebbe essere un unico grande “Election Day”. Si prospettano previste per quella stessa data anche le elezioni regionali e quelle amministrative.

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Emanuele Marino
Giornalista pubblicista, nonché studente universitario iscritto alla facoltà di Lettere Moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II

Potrebbe essere un solo grande Election Day il 4 marzo 2018, data stabilita dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dopo lo scioglimento delle Camere, per le elezioni per il rinnovo di Camera e Senato, che si riuniranno poi il 23 marzo, ma la stessa potrebbe essere utile anche per il rinnovo regionale.

Sei Regioni finora porrebbero usufruire della data, Lombardia, Lazio, Molise di cui tre a statuto speciale, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta.

Anche 763 Comuni, tra cui 20 capoluoghi di provincia e un capoluogo di regione, Ancona, usufruiranno della data al fine di rinnovarsi politicamente.

È previsto quindi il debutto del Rosatellum bis, la nuova legge elettorale. Il 64% degli eletti verrà da collegi plurinominali, il 36% dagli uninominali. Per entrare in Parlamento una coalizione dovrà arrivare al 10%, se lista singola al 3%, ma se questa farà parte di una coalizione e supererà l’1% i suoi voti saranno ripartiti all’interno della coalizione stessa.

Sondaggi elettorali.

Sono stati effettuati dei sondaggi per tastare con mano la situazione politico elettorale italiana.

I dati dei sondaggi tengono in considerazione rilevazioni effettuate da 8 diversi istituti, effettuate nel corso dell’anno, ed in particolare dopo lo scioglimento delle Camere.

Risulta essere interessante confrontare gli ultimi dati con i valori di inizio anno, per poter effettuare un bilancio dello scenario politico dell’anno 2017.

 È evidente il consistente calo del Partito Democratico, il quale perde quasi 7 punti, per la precisione 6,8, rispetto a inizio gennaio, vero e proprio crollo, che si è accompagnato a quello degli alleati di governo di Alternativa Popolare, dissoltasi dopo il ritiro di Alfano, ridottisi di due terzi rispetto al loro consenso iniziale, da 3,6 per cento a 1,2.

Non risulta quindi essere sconvolgente che l’odierna area di governo, corrispondente alla coalizione di centrosinistra, si sia sensibilmente ridotta diminuendo dal 34,5 al 27,9 per cento.

Tuttavia le variazioni descritte non hanno avuto andamento lineare nel 2017.

Vi sono stati periodi di sostanziale “immobilismo politico” e passaggi cruciali che hanno innescato, o accompagnato, accelerazioni di tendenze.

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