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Edoardo Sanguineti, undici anni dalla scomparsa del poeta

Il 18 maggio di 11 anni fa ci lasciava il poeta genovese Edoardo Sanguineti, tra i maggiori esponenti dell’avanguardia e del gruppo ’63.

Intellettuale, poeta, narratore, professore di letteratura all’Università di Torino, Salerno e Genova. Autore di teatro, critico, saggista, l’attività di Edoardo Sanguineti, nato a Genova il 1930, è da sempre impegnata in una battaglia culturale iniziata con l’esperienza avanguardistica degli anni Sessanta.

È stato consigliere comunale di Genova e, nel 1979, deputato al Parlamento per il Partito Comunista italiano.

Si era trasferito immediatamente a Torino, all’età di appena quattro anni, ed è stata proprio Torino l’eremo della sua formazione culturale, del suo percorso di studi, degli inizi della carriera come professore universitario. Ma, Torino, è stata soprattutto il luogo che ha propiziato l’esordio capitale come poeta, con l’antologiaLaborintus(1956).

A Genova ci tornò solo nel 1974, dopo una parentesi di sei anni a Salerno, come professore ordinario di Letteratura italiana, risiedendovi fino alla morte. E sono proprio gli anni genovesi, che coincidono con quelli dei suoi frequentissimi viaggi attraverso e fuori dall’Europa, le cui orme designeranno la sua poesia.

Unitamente ad Angelo Guglielmi, fu infatti il teorico più famoso del Gruppo ’63 – cioè, il movimento legato alle condizioni sociali e culturali del boom, che rappresenta in letteratura il fenomeno più fecondo dell’Italia del miracolo economico“. Tanto che Giuliani nella premessa ai Novissimi così scrisse: “Credo che Sanguineti sia caratterizzato dall’uso intellettuale dei pensieri e dal fatto di aver saputo grandiosamente razionalizzare il paludoso linguaggio dell’avanguardia europea di questo mezzo secolo”.

E proprio l’atto di “viaggiare”, anche simbolico, era davvero la cifra caratteristica della sua testimonianza di studioso, in concomitanza alla curiosità onnivora verso la cultura, in tutte le sue possibili manifestazioni.

Edoardo Sanguineti era in grado di affrontare con il medesimo ed inappuntabile rigore filologico e critico sia un poeta eccentrico e poco noto come il suo prediletto Gian Pietro Lucini, che colosso come Dante, aveva dedicato la sua tesi di laurea e che, in un’occasione, interpretò sui versi della cantante Madonna.

E allo stesso modo, poi, poteva apparire nella campagna pubblicitaria di una marca di jeans o aprire, interpretando le sue poesie, un concerto degli Elio e le Storie Tese.

Quando comparve la raccolta di poesia I Novissimi, il panorama della critica italiana si accorse subito che profili di poesia sperimentale erano già stati intentati da molti altri. Sanguineti fu, per l’appunto, virgulto di Pound e del Surrealismo, ma quel gruppo neoavanguardista si ascriveva nel “l’onnipotenza” del capitale, nel mondo capitalista emerso con Marx, in cui la direzione dell’autore era rivolta verso il rifiuto di una letteratura rivoluzionaria.

Occorre precisare che la poesia di Sanguineti fu, fin dagli albori, una poesia “politica” del mondo, incentrata sullo stretto rapporto, in chiave marxista, tra ideologia e linguaggio.

Sanguineti narratore

Nella produzione artistica di Edoardo Sanguineti, le opere narrative hanno sicuramente rappresentato un ennesimo esperimento esplorativo della lingua, ma è stato poi l’esercizio poetico ad adattarsi meglio alle “umane faccende” dello scrittore, per la virtù di occasioni illimitate che hanno da subito rappresentato.

Sanguineti poeta

Gli anni 70 vedono la produzione di Sanguineti finalizzata maggiormente ai giochi linguistici, all’uso ironico della parola. Wirrwar (1972) Postkarten (1978) fino a Stracciafoglio (1980) e Scartabello (1981) sono la rendita di questo carattere distintivo.

Ricordiamolo, in questo 11esimo anniversario dalla sua scomparsa, attraverso le sue poesie più celebri:

SIAMO TUTTI POLITICI (E ANIMALI)

Siamo tutti politici (e animali):
premesso questo, posso dirti che
odio i politici odiosi: (e ti risparmio anche soltanto un parco abbozzo di catalogo
esemplificativo e ragionato): (puoi sceglierti da te cognomi e nomi, e sparare
nel mucchio): (e sceglierti i perché, caso per caso)
ma, per semplificare,
ti aggiungo che, se è vero che, per me (come dico e ridico) è politica tutto,
a questo mondo, non è poi tutto, invece, la politica: (e questo mi definisce,
sempre per me, i politici odiosi, e il mio perché:
amo, così, quella grande politica
che è viva nei gesti della vita quotidiana, nelle parole quotidiane (come ciao,
pane, fica, grazie mille): (come quelle che ti trovi graffite dentro i cessi,
spraiate sopra i muri, tra uno slogan e un altro, abbasso, viva):
(e poi, lo so che non si dice, ma, alla fine, mi sono odiosi e uomini e animali).

OCCHIALI

Mi sono riadattato agli occhiali (che la patente, a me, rende obbligati, ormai,
in un paio solo di giorni: vedo tutto più netto: (ma niente mi è, per questo,
diventato migliore, in verità: un semaforo è sempre un semaforo, un marciapiede
è un marciapiede: e io sono sempre io, così)
(quanto al doloroso senso di capogiro,
vaticinato, con l’emicrania, da un Istituto Ottico di corso Buenos Aires, al quale
mi sono rivolto, questa volta, l’ho sperimentato e l’ho superato): (l’oculista
affermava che, con il tempo, io mi ero costruito una mia rappresentazione arbitraria
della realtà, adesso destinata, con le lenti, a sfasciarsi di colpo):
e ho potuto
sperare, per un attimo, di potermi rifare, a poco prezzo, una vita e una vista).

SE D’AMORE SI MUORE, SIAMO MORTI NOI

Se d’amore si muore, siamo morti, noi:
siamo un romanzo d’appendice in atto: (anzi,
un romanzo nazionale-popolare, ma calibratamente camuffato da romanzetto rosa): (anzi,
siamo un romanzo osé): (un rosé): (anzi, una coppia di vegeti, di vegetanti vecchietti,
torchiati nel torpido torchio delle nozze d’argento): (a un passo, o un pelo, appena,
da un romanzo nero): (siamo un romanzo rosso, quasi): e noi facciamo, parliamoci chiaro,
pena piena, e pietà:
comunico le coordinate necessarie: torno da Como, è il 26
settembre, sono le 21.37, ho chiesto il conto al ristorante, prenderò il rapido
delle 21.50, e ti ho capito: è tutto:
perché, per te, per me, non è possibile
sopportarla più oltre, questa ambivalenza insolubile, nel vino della vita che viviamo:
questa vita, anzi: (la vita): (annacquata, innacquata): e se ti dico e se ti scrivo che
non sono altro che un contemporaneo, a capirmi, a capirci, se va bene, abbiamo, in tutto
e per tutto, il 25% dei nostri eredi naturali, allo stato attuale delle cose:
così, con tanti auguri, ti aggiungo, poi, che noi:
se d’amore si vive, siamo vivi.