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martedì, 5 Luglio 2022

E figl so’ piezz’ ‘e core: storia, cultura e significato

E figl so’ piezz’ ‘e core è una celebre “massima” napoletana usata per indicare l’amore viscerale delle mamme per i propri figli.

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C’è un detto napoletano molto famoso che cita: figl so’ piezz’ ‘e core; più che un proverbio esso rappresenta una vera e propria espressione entrata a far parte della tradizione culturale napoletana.

Questa, come tante altre, racchiude un intero mondo carico di storia e saggezza popolare che rappresenta l’identità di un popolo, difficilmente spiegabile a parole ma che denota i colori e l’essenza di una città dai mille volti e dall’immenso patrimonio storico.

E figl so’ piezz’ ‘e còre” significa molto semplicemente: “I figli sono pezzi del cuore”. Ovvero i figli rappresentano una parte indissolubile dell’animo umano e dei propri sentimenti.

Quello delle mamme napoletane con i propri figli è un vero e proprio “legame di sangue” sul quale ancora oggi talvolta si scherza. Qualcosa di viscerale che lega i figli, soprattutto i maschi, alle proprie mamme.

Su questa semplice ma densa di significato affermazione, il grande Mario Merola (re della sceneggiata napoletana) creó una rappresentazione teatrale con la quale misceló i caratteri principali della tradizione napoletana, culturale e anche sociale.

Mario Merola con quella frase crea un ricco patrimonio al quale attingere che rimanda all’analisi e allo studio di testi letterari di notevole spessore ed importanza. Uno dei riferimenti può essere quello alla celebre opera intitolata Menzogna e sortilegio di Elsa Morante, che sottolinea la preponderanza ed il valore che riveste il rapporto d’affetto tra madre e figlio, maschio o donna che sia.  Un figlio è sempre un figlio,  in ogni occasione è circostanza, anche la più avversa è complicata da gestire. Nel romanzo di Morante, l’identità della figlia viene vissuto in relazione al rapporto con la madre, al di fuori del sistema canonico patriarcale.

Ecco perché citazioni o “massime” che dir si voglia, come: E figl so’ piezz’ ‘e core rivestono un ruolo di notevole spessore culturale e sono ancora oggi analizzati in un contesto linguistico (quello napoletano in questo caso) che muta continuamente, arricchendosi di nuove sfumature e significati.

Il cuore, quello di una mamma, è formato da tanti piccoli pezzettini, che sono appunto i figli. Ognuno al proprio posto, quasi come se gli fosse stato assegnato da qualcuno. Una madre sa amare senza condizioni, con tutta se stessa.

Merola, la cui eco si sente ancora a Napoli, è evocata dalle tante meraviglie di cui la città è costellata, presente nelle canzoni, nei film, volle dare spessore a tutto ciò.

E scelse una frase che ancora oggi detta la storia di una città che non smette di ammaliare, non solo con le tante bellezze artistiche e culturali, ma anche grazie al  vastissimo patrimonio linguistico – il napoletano – che musicalmente denota gli aspetti di una realtà meravigliosa.

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