Dov’è finita la melodia? Negli ultimi decenni la melodia sembra assumere sempre meno importanza nella produzione musicale: uno sguardo rivolto al nuovo linguaggio della musica, al ruolo dei mass media e al bisogno di comunità dell'essere umano

Dov’è finita la melodia? Guardando alla produzione musicale occidentale degli ultimi decenni, la melodia sembrerebbe acquisire un peso sempre minore dal punto di vista espressivo.  Basti ascoltare i brani pop di successo degli anni 2000, come le famosissime hit di Lady Gaga, o notare il successo incredibile riscosso da Billie Eilish, per chiedersi se la melodia sia destinata a scomparire come strumento espressivo.

La musica attraversa le vite di ognuno di noi in modo diverso. La cosa davvero speciale di questo linguaggio universale è che permette di rileggere le proprie esperienze attraverso gli occhi dell’artista e di tutti coloro che ne apprezzano la composizione. Permette di sentire quanto umane siano le nostre esperienze e per questo ci unisce. Crea una comunione di racconti, di storie che si rispecchiano costantemente l’una nell’altra. Ed è, contemporaneamente, lo specchio del mondo, del linguaggio, dei cambiamenti, che lentamente attraversano la nostra società nella sua interezza. La morte della melodia deve pur significare qualcosa, allora, ma cosa?

Prima di addentrarci nell’analisi dedicata al lento abbandono della melodia come strumento espressivo, è doveroso chiarire alcuni punti. Un brano musicale, semplificando al massimo, può essere ridotto a tre componenti: la melodia, l’armonia ed il ritmo. Per non scadere in una trattazione accademica, possiamo dire, sempre in modo estremamente semplificato, che l’armonia sia la progressione complessiva degli accordi. Il ritmo è una successione di accenti deboli e forti che seguono, di solito, un modello ciclico, mentre la melodia si riferisce alla parte del canto costruita sugli accordi.

Nel corso degli ultimi cinquant’anni la musica di successo è cambiata profondamente e la melodia sta diventando sempre meno articolata. Perché?

Dov’è finita la melodia: un’analisi

Dov’è finita la melodia? Questo dibattito ormai imperversa online e le opinioni in merito sono molte e differenziate. A sollevare il problema per la prima volta su internet l’articolo sullo sviluppo e sul destino della melodia di Yuval Shrem, “where did the melody go?”, seguito dal video su youtube pubblicato dal canale Inside The Score, che ha riscosso più di un milione di visualizzazioni.

Qual è la questione? Sia Yuval Shrem che il canale Inside The Score hanno analizzato i brani che hanno riscosso più successo, a livello globale, degli ultimi decenni. La conclusione di questa analisi è che nella musica contemporanea di successo, intendendo, con questo,  brani che hanno scalato le classifiche a livello globale, la melodia sia uno strumento espressivo particolarmente sottovalutato.

Il tono ed il ritmo sono particolarmente privilegiati e la melodia sembrerebbe essere diventata ‘fuori moda’. Sia chiaro che questo è un dibattito che, almeno in questo stadio, non discute della qualità dei brani presi in considerazione. Piuttosto, la questione vera e propria riguarda quali siano i fattori socio-economici che hanno influenzato un cambiamento tanto radicale nell’espressione musicale. Non si può non considerare che la cosiddetta “popular music” abbia sfornato capolavori senza età, pur senza fare ricorso a melodie particolarmente complesse o articolate. In questo senso basti accennare ai Beatles o ai Queen, le cui melodie sono spesso semplici e lineari.

Rispetto al lento decadimento della melodia, non può non essere tenuto in considerazione il crescente successo della musica rap, che ha melodie molto semplici o del tutto assenti e il diffondersi a macchia d’olio di remix, ossia di manipolazioni creative di vecchi brani. Spesso, nei remix, si selezionano pochi stralci di melodia ripetuti più volte in modo da creare un ‘hook’, un passaggio accattivante, letteralmente un “aggancio” per l’attenzione dell’ascoltatore che rende il brano semplice da ricordare. Considerevole, in quest’analisi, la produzione musicale di Billie Eilish, che ha scalato le classifiche mondiali in pochissimo tempo con brani dalla melodia quasi assente e beat particolarmente accattivanti, come nel caso del brano ‘Bad guy’.

Anche nella produzione di colonne sonore per il cinema si può porre l’attenzione sul fenomeno. Si prenda l’esempio del compositore tedesco Hans Zimmer, vincitore dell’oscar per la colonna sonora del Re Leone nel 1995. Nelle colonne sonore composte per alcuni lavori più recenti, come Interstellar o Dunkirk, le melodie sono molto molto semplici, mentre il ritmo ed il colore dei brani sono d’impatto.

La produzione musicale contemporanea: il ruolo del linguaggio e il bisogno di comunità

Il fenomeno dell’utilizzo sempre minore di melodie articolate nella musica contemporanea di successo è indubbiamente un cambiamento progressivo, complesso e ricco di sfaccettature. Sarebbe impossibile riassumere in poche righe la sua storia, tanto quanto sarebbe impossibile poterlo comprendere alla luce di una sola, unica causa. Dov’è finita la melodia? Sta di fatto, lentamente, scomparendo per lasciare spazio a strumenti espressivi differenti.

Senza dubbio ci sono fenomeni di semplice osservazione che possono aver avuto un impatto su questo lento decadimento delle melodie complesse. In primo luogo, il cambiamento della comunicazione a partire dalla prima rivoluzione digitale fino ad oggi. Al di là dei soliti luoghi comuni sulla tecnologia, da cui sarebbe meglio discostarsi per un’analisi lucida, è innegabile sostenere che la comunicazione sia cambiata, negli ultimi cinquant’anni. Siamo nell’era della comunicazione veloce, frammentaria, istantanea. Una comunicazione che non può non avere impatto sull’espressione musicale, che è essa stessa una forma del comunicare. Da ciò melodie semplici, di un massimo di due o tre note, che vengono ricordate immediatamente.

Inoltre, ultimo fattore su cui sarebbe il caso di porre l’attenzione è il bisogno di comunità dell’essere umano. La magia della musica, il suo potere espressivo, sta nel riunire le nostre esperienze e farne un solo racconto. Questo fenomeno è descritto da Yuval Shrem come ‘back to the bonfire’, letteralmente, ‘ritorno al focolare’.

Il riunirsi davanti alla Tv o l’ascoltare, tutti, in contemporaneo, gli stessi album musicali, viene paragonato al momento di comunione intorno al focolare che caratterizza filogeneticamente la nostra specie. Un momento di condivisione di esperienze che è stato monopolizzato dai mezzi di comunicazione di massa. I mass media modellerebbero, quindi, il gusto dello spettatore e, allo stesso tempo, lo spettatore contemporaneo modellerebbe, con il suo gusto, il prodotto offerto dai mass media, in un feedback di cui è difficile scorgere il principio.

Non resta che chiedersi quale sarà il futuro della melodia e se davvero si senta la necessità di salvarla con consapevolezza. Il linguaggio, la comunicazione sono vivi e si evolvono con noi, giorno dopo giorno. Non resta che chiedersi se ad un’estrema semplificazione della comunicazione e, di conseguenza, della melodia, non segua un’estrema semplificazione del pensiero e viceversa.

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Mi sono laureata in filosofia e sto per terminare il percorso magistrale, inoltre studio canto da molti anni. Scrivo per confrontarmi col mondo senza ipocrisie e per riflettere sul rapporto irriducibile che ci lega ad esso.

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