Dopo il Leoncavallo. I centri sociali a Napoli. Il recente sfratto del centro sociale milanese Leoncavallo, a parte le polemiche che ne sono seguite, ha riacceso i riflettori su una realtà diffusasi a macchia di leopardo in tutta Italia a partire dagli anni Settanta, dall’epoca dell’ inizio della contestazione giovanile, e cresciuto soprattutto negli anni ottanta e novanta.
Cosa sono i centri sociali
Nell’accezione più tradizionale del termine un centro sociale è una struttura che offre servizi socialmente utili (attività culturali e ricreative) gestita da istituzioni pubbliche (comunali, parrocchiali) nonchè private (dopolavoro ). Queste ultime sono in particolare organizzazioni non a scopo di lucro
Ma nei decenni si è affermato un modo diverso e alternativo di concepire un centro sociale. Autogestione e controcultura , assemblearismo e occupazione di spazi abbandonati (pubblici e privati) sono i cardini della gestione dei cosiddetti luoghi liberati. Mensa, freeshop, uso gratuito di computer, concerti, convegni su tematiche sociopolitiche, graffitismo, sosta e alloggio temporanei . Nei centri sociali poi si organizzano cortei e manifestazioni, per la verità non sempre pacifiche.
Politica e centri sociali
Oltre a tutto questo, essi sono sempre stati luoghi di aggregazione e militanza politica extraistituzionale ed extraparlamentare. La maggioranza di estrema sinistra, una minoranza di estrema destra.
Ma il rapporto con le istituzioni e con la politica è stato sempre ambiguo. Pur dichiarandosi apertamente alternativi e antagonisti al cosiddetto sistema, molti fra loro non hanno disdegnato aiuto da parte dei Comuni che con apposite delibere hanno legalizzato alcuni centri sociali occupati affidando immobili di proprietà comunale agli occupanti stessi
Il motivo è chiaro, ed è esclusivamente elettorale. Crearsi un bacino giovanile di simpatizzanti, da usare per propri fini in occasioni specifiche. Ed ecco che gli antagonisti diventano ( a loro insaputa?) strumenti del potere , ovviamente indirizzati abilmente per boicottare e contrastare ogni manifestazione pubblica della parte politica opposta.
Decreto sicurezza e centri sociali
I centri sociali hanno duramente contestato e contrastato la recente approvazione del decreto sicurezza ( ci sono stati anche scontri di piazza con la polizia) e il motivo è evidente. Il potenziamento dei DASPO urbani e l’introduzione di reati penali quali l’occupazione abusiva di immobili, la resistenza passiva alle forze dell’ordine e i blocchi stradali toccano in qualche modo nervi scoperti dei centri sociali e del loro modus operandi.
La situazione dei centri sociali a Napoli
A Napoli vi sono diversi immobili pubblici da anni occupati da centri sociali. Alcuni sono di proprietà universitaria, come la Mensa Occupata di via Mezzocannone o il Centro SKA di Calata Trinità Maggiore . Tutti gli altri invece sono di proprietà comunale .
Il primo caso di legalizzazione di un centro sociale risale all’epoca dell’allora sindaco Rosa Russo Iervolino, quando la sua giunta deliberò l’acquisizione dello stabile occupato da Officina 99 e la cessione in comodato gratuito agli stessi occupanti.
Sulla stessa scia Luigi de Magistris, che ha sempre avuto un occhio di riguardo per i centri sociali. I quali a loro volta hanno ricambiato con manifestazioni mirate , ad esempio contro Salvini quando veniva a Napoli a fare comizi. Con una delibera del Giugno 2016 gli immobili occupati dai centri sociali sono diventati “bene comune” . Prima l’ex Asilo Filangieri a San Gregorio Armeno, poi a seguire l’ex Opg Occupato a via Imbriani
Ancora a Salita San Raffaele (ex Convento delle Teresiane) Via Nisida (ex Lido Pola) Via di Pozzuoli (Villa Medusa) Salita Pontecorvo ( ex Convento delle Cappuccinelle — ex Carcere minorile Filangieri) Via San Giovanni Maggiore Pignatelli ( ex Conservatorio Santa Maria della Fede) Via Salvator Rosa ( ex Scuola Schipa)
Nessun contratto di locazione perché trattasi di «uso civico». I costi di pulizia, manutenzione ordinaria e straordinaria, utenze elettriche e idriche? Ovviamente non a carico degli occupanti. Nessun bando pubblico di assegnazione, solo una presa d’atto di chi ha occupato l’immobile da anni.
Il caso dell’ex OPG
Un po’ simile ma un po’ diverso è il caso dell’ex OPG (Ospedale Psichiatrico Giudiziario) di Materdei, “Je so’ pazzo”, oggi sede di numerose iniziative sociali ad opera di varie associazioni. Una questione ereditata dall’attuale Sindaco Gaetano Manfredi .
Ambulatorio medico e farmacia popolare, sportello per i migranti per richieste di asilo e permessi di soggiorno, sportello legale. Oltre a corsi di teatro e yoga e attività sportive . Tutto gratis.
Il progetto dell’attuale amministrazione è trasformarlo, dopo l’esecuzione di lavori assolutamente necessari e finanziati con fondi PNRR, in un centro sociale polifunzionale. L’accordo Demanio-Comune prevede prima un intervento sulla parte già in uso dell’enorme complesso . In un secondo momento si interverrà su un’altra parte per aprire spazi destinati ad ulteriori nuove attività.
Comunque un tentativo di salvare capra e cavoli, sanando in qualche modo la posizione del pregresso ma aprendo ad altre associazioni. Favorito anche dall’apertura della nuova sede a Montesanto di Potere al Popolo, la cui presenza era diventata ormai incompatibile, nell’ambito di questo accordo, in quanto partito politico.
Il rischio del danno erariale
Dopo il Leoncavallo. I centri sociali a Napoli. Cavalcare l’onda dell’antagonismo da parte dei sindaci rischia di trasformarsi in un boomerang, considerando che l’attuale governo di centro-destra non ha affatto simpatia per i centri sociali, tutt’altro.
Dopo lo sfratto milanese già alcune forze politiche hanno preannunciato esposti alla Corte dei Conti. Per motivi che vanno dalla mancata riscossione di canoni all’omissione di procedimenti giudiziari per il recupero dei beni, oltre agli oneri e canoni fissi, spese sostenuti senza validi motivi dal Comune . Il che configura un danno erariale come è avvenuto già nel caso del Leoncavallo a Milano, laddove lo Stato sarà costretto a risarcire i proprietari dell’ immobile per 3 milioni di euro.
A Napoli gli immobili occupati dai centri sociali sono pubblici, ma sempre di danno erariale si tratta. Forse sarebbe il caso che le amministrazioni comunali si diano una mossa e comincino ad affrontare seriamente la questione. Finanziare indirettamente qualche gruppo di cosiddetti antagonisti che si dilettano a fare gli alternativi con i soldi altrui, rischia di diventare un boomerang, con un evidente squilibrio nel rapporto costo-benefici, anche in termini politici ed elettorali.
Il tempo dell’attivismo politico a costo zero ( anzi a spese delle comunità) quando ognuno si svegliava una mattina e decideva di iniziare un’attività sociale o politica occupando un immobile abbandonato, senza dare conto a nessuno della sua effettiva utilità e senza alcuna autorizzazione, sta definitivamente per tramontare.





