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lunedì, 29 Novembre 2021

Donne e ricerca in Italia: verso la parità di genere

L'Italia supera del 39% la media UE di donne nell'ambito della ricerca. Le disparità di trattamento, però, sussistono tutt'ora

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Anna Borriello
Scrivo per confrontarmi col mondo senza ipocrisie e per riflettere sul rapporto irriducibile che ci lega ad esso.

Il report annuale Gender in research di Elsevier rivela un’ottima notizia per la parità di genere in Italia nell’ambito della ricerca scientifica. Circa 5 ricercatori scientifici su 10 sono, infatti, donne. La percentuale di presenza di ricercatrici nel nostro paese è del 44%.

Lo studio prende in esame la partecipazione delle donne nel campo della ricerca in 15 paesi del mondo. In Italia, la presenza femminile supera la media UE del 39%. La classifica dei paesi presi in esame vede l’Italia sul podio, al secondo posto, subito dopo il Portogallo che è in linea con la Spagna.

La Francia è al 39%, la Danimarca 35%, l’Olanda 33%, la Germania 32%. Fuori dall’Europa, l’Australia ha una percentuale di presenza femminile del 39,46%. Argentina e Messico mantengono ottime percentuali. Ultimo il Giappone, con una percentuale del 15,22%.

Negli ultimi 50 anni il mondo della ricerca ha vissuto una vera e propria rivoluzione femminile. Rispetto agli ambiti STEM – scienza, matematica, ingegneria e medicina – la percentuale di donne nella ricerca non è mai stata così alta.

Purtroppo, però, le disparità esistono tutt’ora. Nonostante la crescita del numero di donne impegnate nella ricerca, gli articoli pubblicati da ricercatrici crescono più lentamente. Inoltre, molte più donne ricercatrici abbandonano la carriera o lasciano la ricerca in aree poco studiate.

Kusmal Bayazit, Chief Executive Officer Elsevier, commenta: “In media gli uomini hanno più coautori delle donne, con una tendenza a collaborare con quelli dello stesso sesso, dimostrando che anche in questo ambito c’è lavoro da fare per affrontare i problemi che tagliano la parità tra diversità e inclusione“.

Per valutare l’impronta di ricerca, lo studio ha preso in esame pubblicazioni, citazioni, borse di studio e domande di brevetto. Secondo questi criteri, i ricercatori uomini pubblicano più delle donne, hanno più sovvenzioni e fanno domanda per più brevetti. 

Bayazit aggiunge: “Questa è una tendenza evidente in tutti i paesi esaminati. Inoltre, in media, l’impatto delle citazioni del primo autore maschile nelle pubblicazioni è superiore a quello delle donne, insinuando un pregiudizio di genere nella pratica della citazione“.

La parità di genere nell’ambito della ricerca non sarebbe stata, quindi, ancora raggiunta. I dati, però, con menzione particolare alla situazione italiana, lasciano ben sperare per il futuro della ricerca.

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