16.7 C
Napoli
sabato, 3 Dicembre 2022

Domenica c’è il Gran Premio di Sochi

Da non perdere

Gaetano Mavilla
Collaboratore XXI Secolo. Maturità classica; laurea in Relazioni Internazionali; ama dare concretezza al suo genio scrivendo, che sia scrittura giornalistica o prosa da romanzo. Figura professionale duttile, con parecchie frecce al suo arco.

Si corre a Sochi, Russia, il quartultimo Gran Premio del mondiale di Formula 1; ma la testa va inevitabilmente a Suzuka, Giappone, e a quello sciagurato incidente che la scorsa domenica, sotto un diluvio biblico, è occorso a Jules Bianchiora in prognosi riservata e in attesa solo di un miracolo. E diventa difficile quindi parlare d’altro, diventa difficile scrivere di un Circus al suo dodicesimo Gran Premio stagionale, di un Mondiale piloti da giocarsi in famiglia ( Mercedes – ndr) tra Hamilton Rosberg, rispettivamente a 266 e 256 punti.

Autodromo di Sochi. Russia
Autodromo di Sochi. Russia

Anche le voci che vorrebbero piloti ‘migrare’ da un team ad un altro sembrano non fare più il rumore dei giorni scorsi: la notizia diffusa da Niki Lauda, e portata alla ribalta dai quotidiani spagnoli riguardo il trasferimento di Alonso alla McLaren, dato già per fatto e, secondo sempre le confessioni di Lauda, firmato lo scorso giovedì, si scontrano con la secca smentita della scuderia britannica affidata a questo comunicato: “Come già detto da Ron Dennis a Suzuka, la McLaren non ha stipulato contratti con alcun pilota per il 2015”.

Intanto parla Alonso, e il tema non può che essere uno solo: Siamo tutti sotto shock per Julés; sono pronto a gareggiare e farlo per lui. Saremo professionali al massimo, ma la nostra mente sarà con lui ed è per lui che preghiamo. L’attenzione si focalizza poi sugli abitacoli chiusi, per dare in futuro maggiore sicurezza al pilota: Sono d’accordo che dovremmo almeno provare questa idea, perché non pensarci. Negli ultimi anni tutti gli incidenti più gravi negli sport motoristici sono stati caratterizzati da infortuni alla testa. Per quanto mi riguarda, nel 2012, sarei potuto morire alla curva 1 di Spa, se l’altra vettura fosse passata dieci centimetri più vicino alla mia testa.

image_pdfimage_print

Ultimi articoli