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lunedì, 27 Settembre 2021

Dogman. Neorealismo, Tra Miseria e sopraffazione

Dogman, un film sorprendente, magnetico, viscerale

Da non perdere

Una pellicola senza compromessi, che ha la forza di un ciclone. Violento, crudo, realista al punto da lasciare gli spettatori senza fiato.
La potenza della storia non soggiace nella trama, che trae spunto da un avvenimento di cronaca nera degli anni ottanta, ma dal forte impatto emotivo che trasmette. Protagonista è la sopraffazione, la legge della strada, del bullo contro il più debole, di colui che rimane imbrigliato in una forma di sudditanza psicologica, che gli impone l’obbedienza cieca e assoluta, fino alla riduzione ad uno stato di semi-schiavitù, dettato dalla paura.

E’ estremamente difficile trasferire quel misto di emozioni che attanaglia lo spettatore, che si fermano in una zona indefinita tra lo stomaco ed il cuore, all’assistere alla costante e incessante violenza del più forte sul più debole, di chi è costretto a patteggiare la sua serenità quotidiana, con un muto servilismo, fino alla sua scelta finale, quella di affermare la sua individualità ed il suo riscatto dalla sopraffazione, nell’unico, censurabile modo possibile, la sola strada percorribile per evitare di soccombere definitivamente: l’eliminazione fisica del suo carnefice.

E’ a questo punto che l’ancestrale istinto di sopravvivenza, seppur domato nei millenni dalla cultura, dalle regole sociali, morali e religiose, prende il sopravvento.
E’ palpabile il mutamento di atteggiamento della vittima, che lo trasforma in carnefice e che si concretizza non con la forza fisica, di cui non e stato dotato da madre natura, ma dall’astuzia e intelligenza, ancorché dall’incapacità del suo avversario, di cogliere, tali sfumature, conoscendo questo la sola legge della strada e della brutalità, che gli impediscono di cogliere i mutamenti che stanno avvenendo nell’animo della sua vittima.

In una ambientazione desolata e desolante della periferia laziale, abitata da poveri diavoli, tra degrado e malaffare, va in scena l’ultimo atto del “toelettatore” di cani, che pur nella consapevolezza della aberrazione e della prostazione in cui è caduto, nel suo ultimo grido di affermazione del suo io e nella speranza di essere riaccettato dai suoi amici che gli hanno voltato le spalle, porta il corpo scempiato del comune nemico, come un trofeo da mostrare.

Non è un caso che questo film abbia suscitato un clamore che lo ha portato a travalicare i confini italici raccogliendo successo e premi anche oltralpe.

Garrone non avrebbe saputo fare meglio, mettendo in scena, un film che si rifà al miglior neorealismo del dopoguerra, che scandaglia l’animo umano, cogliendone tutte le sfumature.

Grande rivelazione il protagonista della pellicola, il piccolo minuto Marcello Fonte, palma d’oro a Cannes, novello Carlo Delle Piane, per la sua interpretazione. Altrettanto convincente Edoardo Pesce, nelle vesti del persecutore.

Ancora una volta fatti di vita reale, con le sue miserie e le sue atroci regole, sono spunto per capolavori cinematografici che lasciano senza fiato.

Dogman! un film che farà ancora parlare di se.

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