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lunedì, 24 Gennaio 2022

Disoccupazione record. Gli ultimi dati Istat

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Mariapia Grassano
Lucana d.o.c. e campana d’adozione, mi occupo di comunicazione e web. Pasticcio in cucina e sono una felice neomamma.

Disoccupazione al massimo storico: è questa la fotografia scattata dall’Istat nell’ambito delle rilevazioni su base trimestrale.

Il tasso di disoccupati in effetti raggiunge i 13,6 punti percentuali registrando un aumento dello 0,8% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno; mentre i numeri complessivi relativi al primo trimestre dell’anno in corso ammontano a circa 3,5 milioni di disoccupati. L’indicatore sale senza distinzione di genere, portandosi al 14,5% per le donne e al 12,9% per gli uomini.

Si parla di massimo storico poichè tale valore è il più alto dall’inizio delle rilevazioni delle serie trimestrali e cioè dal 1977.

Se si guarda ai dati relativi ai giovani anche qui i numeri risultano tanto più scoraggianti e il livello dei senza lavoro compresi nella fascia d’età che va dai 15 ai 24 anni sale al 46%; mentre la percentuale di Neet, cioè coloro che non studiano e non lavorano (tra i 15 e i 29 anni), è cresciuta del 4,8%: questa categoria comprende anche gli inattivi e le mamme, senza dimenticare gli scoraggiati e cioè coloro che non cercano più un lavoro poiché rassegnati.

La zona geografica maggiormente interessata è tutta l’area meridionale, in cui la disoccupazione raggiunge il picco del 21,7%; mentre se si guarda ai dati relativi ai giovani si registra addirittura il 60,9% di coloro ancora senza lavoro. Il 14,5% della popolazione meridionale nell’età compresa tra i 15 e i 24 anni, ossia circa 347mila giovani, sono in cerca di lavoro.

Il numero di precari invece registra un calo del 3,1% che, rapportato in termini assoluti, è pari ad una flessione di 66mila unità su base annua, nel primo trimestre del 2014.

Rispetto all’Italia, l’Eurozona è in controtendenza e registra un lieve calo del tasso di disoccupazione che è sceso ad 11,7 punti percentuali in aprile, contro gli 11,8 punti percentuali del mese precedente.

Anni di disinteresse nei confronti delle politiche occupazionali hanno prodotto numeri del genere e costretto molti ad alimentare la schiera degli scoraggiati e dei senza speranza; mentre la situazione drammatica del Mezzogiorno marca ulteriormente il divario tra le diverse aree del Paese. L’assenza di uno stato di welfare in grado di garantire sostegno e aiuto, oltre che il reinserimento nel mondo del lavoro, ha gravato sulle famiglie italiane e costretto molte mamme a rinunciare alla prospettiva lavorativa per assolvere alla cura dei figli.

La situazione pertanto risulta difficile e centrare l’attenzione su temi come la crescita e l’occupazione, specie giovanile, risulta necessario.

 

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