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sabato, 26 Novembre 2022

Il discorso di Renzi e l’opinione sui giornalisti

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Claudia Camillo
Collaboratore XXI Secolo.

Gli ultimi giorni dell’anno per le massime cariche dello Stato significano il dover tirare le somme degli ultimi mesi, eventualmente correggendo il tiro su qualche dichiarazione poco felice, qualche scivolone di troppo, che per i politici significa inevitabilmente un calo di popolarità e previsioni riguardo il nuovo anno.

Per quanto riguarda l’aspetto economico, secondo Renzi, il 2015 ha segnato in positivo l’Italia rispetto all’anno precedente e ancora meglio se confrontato con il 2013. Per quasi due ore ha parlato di riforme, Pil positivo e riduzione delle tasse dichiarando: “Il Pil torna a crescere, +0,8%. Si diceva un anno fa: il Jobs Act non sarà mai approvato e invece è stato approvato, il tasso di disoccupazione è ancora alto ma in calo rispetto allo scorso anno. Oggi ci sono più tutele e posti di lavoro. Un anno fa si diceva che non c’erano i numeri per la legge elettorale e invece l’Italicum è legge: è stata l’operazione più complessa, ma è stato un capolavoro” Insomma, un 2015 decisamente rosa per l’Italia che nonostante i dati positivi, ancora si trascina verso un futuro che non sa prevedere così chiaramente come il Primo Ministro vorrebbe dipingere. Non ci sono stati solo risultati, sebbene effimeri per molti dei cittadini, che ancora lamentano un governo che non li ascolta. Sono stati proprio i giornalisti presenti in sala a ricordare a Renzi quali siano i grandi “vuoti” del suo mandato. Per prima cosa: la questione ambientale e l’allarme smog. Sentito ancora più urgente negli ultimi giorni, ha condotto alla decisione di uno stop delle auto nelle maggiori città italiane, che rimarrà effettivo, per il momento, almeno fino all’inizio di marzo. Non serve a nulla ricordare che “L’Italia è il paese dove si vive più a lungo, dopo il Giappone”, perché questo non serve a giustificare i “buchi” all’interno del progetto di Renzi per l’anno 2015. Mancano molte altre cose: leggi sulle unioni civili (Non è nelle slide perché non siamo riusciti ad approvare la legge nel 2015); il problema del progetto salvabanche, che ha decisamente rovinato il Natale di quanti avevano affidato il loro denaro a Banca Etruria, Banca Marche, Cariferrara e Cari chieti (“Restituiremo i soldi ai risparmiatori” mentre i nuovi istituti, quasi in contemporanea, affermano il contrario).

Forse proprio per aver sottolineato gli obiettivi inesistenti o i suoi veri e propri insuccessi che Matteo Renzi, interrogato da Vincenzo Iacopino, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti, riguardo le condizioni della stampa in Italia, ha così affermato: “La mia posizione sull’Ordine è una posizione per la quale, toccasse a me, lo abolirei domani mattina”.

 

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