Disagio scolastico e poetry therapy. Il disagio scolastico è l’insieme di difficoltà emotive, relazionali e di apprendimento vissute dagli studenti, che influenzano negativamente rendimento e benessere. Il che alla fine può condurre l’alunno o a scarso rendimento o alla dispersione scolastica.
In teoria la scuola dovrebbe essere il luogo della relazione umana e del rapporto intergenerazionale. In pratica però fornisce informazioni e competenze ad alunni che troppo spesso alla prima difficoltà crollano mentalmente.
Dall’altra parte l’università forma studenti (in parte futuri insegnanti) senza tener conto delle loro capacità empatiche e relazionali. Il problema è che la scuola dovrebbe insegnare ai discenti a stabilire prima di tutto un rapporto positivo con se stessi oltre che con gli altri. E dovrebbe fornire ai docenti i mezzi necessari a favorire una crescita armonica dei bambini e degli adolescenti.
L’esperienza vissuta con la DAD (Didattica A Distanza) tra le mura di casa durante la pandemia COVID ha dimostrato chiaramente come l’isolamento renda i ragazzi atomi che non fanno gruppo. E dall’illusione della realizzazione individualista è facile passare inconsapevolmente al baratro dell’alienazione.
Per far fronte al disagio psicologico mostrato da un numero crescente di ragazzi recentemente è stata introdotta nelle scuole l’assistenza psicologica in quei casi che necessitano di una figura qualificata. Certo è un primo passo, tuttavia resta la grande questione della prevenzione. E qui può giocare un ruolo significativo la poetry therapy. Di che si tratta ?
La poetry therapy
Il termine anglosassone allude ad una “cura poetica” della persona attraverso la lettura dei versi di poeti moderni e contemporanei, seguita dal commento degli stessi e finanche dalla scrittura creativa di testi poetici originali scaturiti dalla propria ispirazione e riflessione
I due principali settori in cui da tempo viene sperimentata sono la sanità e la scuola. Si è notato come la lettura e la scrittura poetica favorisce l’espressione di emozioni e sentimenti compressi, di dare un senso alle proprie esperienze negative, di essere più consapevoli delle scelte personali.
La poetry therapy a scuola trasforma la poesia da materia letteraria a strumento pedagogico e di benessere psicologico, aiutando studenti e docenti a migliorare la propria empatia e a promuovere l’inclusione. Attraverso la lettura e la scrittura creativa di versi, si potenzia l’intelligenza emotiva e la resilienza, reinterpretando la poesia come esperienza necessaria per il benessere psicologico e non solo estetico della persona.
I punti chiave della poetry therapy a scuola
Metodologia: non solo scrittura, ma anche uso del ritmo, della rima e delle figure retoriche per esternare i propri pensieri, utile fin dalla prima infanzia.
Contesti di applicazione: inserita in progetti didattici e laboratori creativi, talora col supporto di enti esterni che si occupano della materia.
Benefici: accresce le capacità di ascolto e riflessione, aiutando a gestire le relazioni interpersonali e le emozioni complesse.
Formazione docenti: attraverso corsi e percorsi frequentabili on line e pagabili con Carta del Docente sulle tecniche di poesiaterapia in ambito scolastico.
La poetry therapy a scuola e le scuole di poetry therapy
Disagio scolastico e poetry therapy. Purtroppo in Italia non è ancora ufficialmente riconosciuta la figura professionale del poeta terapeuta. Ci sono invece associazioni private che colmano questa lacuna attraverso corsi di formazione e laboratori. Negli Usa, ma anche in altre nazioni europee. attualmente la formazione conduce a tre livelli di competenza: poeta facilitatore, poeta terapeuta certificato e poeta terapeuta registrato.
L’augurio è che si superi presto questa fase pionieristica per dare finalmente a questa disciplina un degno riconoscimento universitario, considerando le sue molteplici potenzialità nella nostra società in generale e in particolare nella scuola. Per riassumerle riportiamo alcuni versi della grande poetessa americana Emily Dickinson:
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se potrò togliere a una vita almeno una spina
o placare una pena,
o portare un pettirosso caduto
di nuovo nel nido,
non avrò vissuto invano.





