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martedì, 25 Gennaio 2022

DEF. Lavoro per Renzi

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Raffaele Romano
Collaboratore XXI Secolo. Iscritto alla facoltà di Scienze Politiche e aspirante giornalista pubblicista. Motivato da un forte interesse riguardante il mondo delle "news" in ogni tipo di settore e campo. Fin dall'adolescenza, molto attratto dal giornalismo e dall'idea di ricoprire in futuro, ruoli più affini a tale sogno.

Matteo Renzi in questi ultimi giorni sta accelerando per risolvere la questione del DEF, il Documento di Economia e finanza. Il Premier nella giornata di ieri è stato in continuo contatto  con il ministero dell’Economia, dove diversi gruppi di lavoro sono impegnati in vista della presentazione ufficiale. Renzi dovrà rivedere la messa a punto del DEF con il nuovo quadro previsionale, ma anche con l’indicazione delle nuove linee delle riforme da seguire. Dalle prime indiscrezioni, sarebbero evitati i tagli lineari; sulla sanità non ci saranno assolutamente tagli e saranno accolte tutte le preoccupazioni del ministro Lorenzin. Anche questa giornata, come tutta la settimana trascorsa, si penserà  alla definizione degli ultimi dettagli e la messa a punto dei numeri che costituiranno la base delle politiche macro economiche del governo futuro.

Nella giornata di oggi sarà presentato al Consiglio dei ministri anche il PNR, Programma nazionale di riforme: L’economia italiana ha ora ritrovato un percorso di sviluppo, ma la ripresa è ancora fragile e va consolidata. Per riuscire in questa sfida c’è bisogno di una politica economica incentrata su misure strutturali, con una strategia articolata, con azioni e misure funzionali e coerenti che producano i loro risultati nei prossimi due-tre anni. Questo è quanto si legge nel documento economico, che dunque sarà presentato in giornata al Consiglio dei ministri. Il viceministro dell’Economia, Enrico Morando, oltre a presentare il documento ha anche dichiarato che l’orizzonte del governo sarà il 2018.

I numeri parlano chiaro, per quest’anno la crescita dovrebbe assestarsi sullo 0,8%, o al massimo sullo 0,9%, rispetto  l’1% previsto dal governo passato, cioè quello di Letta. Il deficit invece dovrebbe essere compreso tra il 2,5% e il 2,6%.  Il piano di rientro del debito dovrebbe essere confermato nei tempi e nei modi stabiliti sinora da Matteo Renzi e quindi rimandando all’estate prossima ogni possibile contrattazione sul fiscal compact con Bruxelles.

Un capitolo potrebbe contenere inoltre le linee guida della spending review come indicato da Carlo Cottarelli: il super-commissario, a Cernobbio per il consueto appuntamento del Workshop Ambrosetti, ha tagliato corto sui tagli alla spesa, limitandosi a rimandare appunto alla visione del testo di martedì. Nel documento però non dovrebbero essere contenuti i dettagli del piano che servirà a coprire il taglio dell’ Irpef, ma rientreranno con ogni probabilità i grandi numeri previsti anno per anno. Di sicuro, come annunciato, niente tagli lineari, nemmeno sulla Sanità. Per tutti i singoli interventi invece, c’è tempo un’altra settimana, quando arriverà il decreto che taglierà le tasse a 10 milioni di italiani, come previsto e ribadito anche nella giornata di ieri dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Le coperture necessarie quindi sono in rialzo a 7,7 miliardi di euro, anche se, come affermato da Morando, per allineare l’Italia all’Europa, in termini di cuneo fiscale, servirebbero circa 33 miliardi, una cifra che coincide con l’obiettivo strutturale indicato per il triennio dal piano Cottarelli. Molte delle risorse della spending review sono però in realtà già impegnate dalla Legge di Stabilità, per evitare la riduzione delle detrazioni, e non potranno quindi essere interamente destinate all’unico scopo del taglio del cuneo.

Aggiornamento:

Alle ore 18:05 si è riunito a Palazzo Chigi il Consiglio dei ministri, che dopo circa due ore ha approvato il DEF, il Documento di Economia e Finanza. Dalla bozza del Programma nazionale di riforme emerge però un effetto espansivo “debole”: il PIL infatti, risulterebbe maggiore di 0,3 punti percentuali nel 2014, per raggiungere entro il 2018 un livello di 2,1 punti percentuali più elevato. Prevista poi la riduzione dell’IRAP del 10%. Dalle privatizzazioni invece, ci saranno entrate per 12 miliardi. Il tasso di disoccupazione salirà quest’anno al 12,8% attestandosi poi l’anno prossimo al 12,5%. Per scendere sotto quota 12% bisognerà aspettare il 2017. Tutta l’economia italiana invece crescerà dello 0,8% nel 2014. E’ questo quanto previsto dal DEF.

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