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giovedì, 15 Aprile 2021

Decameron: la peste di Boccaccio come il Covid-19

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Il Covid-19 ha riportato alla mente (soprattutto degli appassionati lettori) uno scenario descritto da Giovanni Boccaccio, nella sua opera principale: il Decameron.

Il Decameron: uno spaccato di vita quotidiana

Le cento novelle che compongono la famosa opera, rappresentano uno spaccato di vita quotidiana, perfettamente contestualizzabile, nonostante siano trascorsi ben 627 anni.

L’Italia di oggi, divisa tra coloro che possono permettersi di vivere in casa, (magari lavorando dalla propria abitazione) e coloro che un lavoro continuano a non averlo. Così come nell’opera del Boccaccio, la peste, era vissuta in modo diverso, dai protagonisti che si rifugiarono in una villa, lontani dal pericolo, e coloro che invece non avevano niente e lottavano per sopravvivere.

Boccaccio, riuscì a sopravvivere al dramma della peste, ma vide morire persone a lui care, la matrigna Bice, lo zio Vanni, il padre Boccaccino, i poeti Matteo Frescobaldi e Franceschino degli Albizzi. Una situazione drammatica, dalla quale però, il Poeta seppe rialzarsi, occupandosi del fratello minore e continuando con la produzione letteraria.

Cento novelle scritte in “quarantena”

Le cento novelle del Decameron, scritte probabilmente tra il 1348 e il 1353, raccontano, di come, durante la peste che nel 1348 devastò Firenze, sette ragazze e tre ragazzi, decisero di trovare scampo dal contagio ritirandosi in campagna. Durante la peste che colpì fortemente Firenze, proprio come oggi, la quarantena fu l’unica soluzione possibile per provare a risolvere uno scenario così catastrofico.

Una quarantena però, che non fu possibile a tutti, e infatti, i dati relativi alle vittime dell’epidemia, furono terribili.

Nonostante l’intensità dell’epidemia, che durò tre anni, come un incubo che stentava a passare, e con una fase endemica senza eguali, Boccaccio preferì non raccontare scenari negativi, allietando il lettore con novelle divertenti, seppur fortemente metaforiche.

Si tratta di scritti di vita, nei quali si riconoscono i dettagli di una quotidianità semplice ed oggettivamente ricca di valori morali, sociali, intellettuali.

Ogni novella, anche quella più ironica, ha un tono quasi solenne, come a ricordare che leggendo, si può trarre beneficio, allontanandosi, seppur metaforicamente, da ciò che circonda.

Ciò potrebbe spiegare perché, anche oggi, in una fase estremamente delicata, in piena emergenza Covid-19, leggere un’opera così immensamente grande, come il Decameron, potrebbe rappresentare un’ancora e un ancòra, che tutti possono condividere e reinterpretare.

Firenze, diventò l’epicentro del Rinascimento, si rialzò, così come si rialzerà l’Italia, e nel frattempo, potremmo immaginare i personaggi di questo capolavoro letterario, così divertente e razionale al tempo stesso, divertirsi in quarantena, sorridere di gusto, confrontarsi, gioire, preoccuparsi e rinascere insieme.

Un realismo struggente in una società bloccata

La comicità e il forte realismo, concepito come descrizione dettagliata e concreta della vita umana, è ciò che distingue la narrativa di Boccaccio rispetto alla tradizione. Le novelle del Decameron narrano le vicende di personaggi appartenenti a categorie sociali diverse, proprio come accade oggi, in una società che dovrebbe garantire a tutti gli stessi diritti.

Nell’opera si riconosce un “gioco” a più voci, proprio come succede oggigiorno nella quotidianità di tutti, tra notizie buone e notizie di morte e sconfitta. Voci che spesso si sovrappongono, coincidendo con diversi tessuti sociali, medici, culturali, intellettuali, professionali.

Così come ogni giornata del Decameron presenta un tema diverso, in Italia, oggi si discute di un solo tema, quello del Covid-19, visto però secondo diverse inclinazioni, proprio come accade con i personaggi della celebre opera.

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