Dati Istat Pil, crescita dell’1,5% ma Italia ultima

sede istat Roma

Nello stesso giorno in cui i dati del mercato auto dell’Eurozona, segnano un dato positivo per l’inizio del 2018, quale la crescita delle vendite nel settore automobilistico per i 28 paesi dell’Ue del 6,8%. Nonostante le ultime difficoltà, dovute soprattutto agli scandali del 2017 del gruppo tedesco Volkswagen, un segnale incoraggiante ed allo stesso tempo allarmante per l’Italia è il rapporto dei dati Istat 2017 inerenti al Pil.

Secondo le stime raccolte dall’ente nazionale di statistica, l’Italia, dopo l’arco di sette anni, ovvero dopo il grave crollo dei mercati del 2008 e dopo i due anni di stasi che hanno coinvolto i nostri mercati, certifica come il Prodotto Interno Lordo nel nostro paese sia cresciuto del 1,5 % nel 2017, e si innesta a crescere ancora, in modo lieve, raggiungendo per il 2018 esiti percentuali tra il 1,8-2% .

Ma da tali dati emergono due fattori certamente allarmanti a cui, sembrano fare eco anche le parole del presidente della Bce Mario Draghi, pronunziate la settimana scorsa a Bruxells, invitando infatti, alcuni paesi dell’Eurozona a far ulteriori riforme, soprattutto nell’ambito occupazionale in cui si registra soprattutto per il nostro paese il crollo dei contratti a tempo indeterminato.

Infatti, le stime del Pil Istat 2017, paragonate a quelle in cui il nostro paese ha raggiunto il miglior dato di crescita del Pili, cioè un decennio fa, in cui l’Italia raggiunse, come testimonia i dati raccolti del Pil 2007 del 5,6%. Emerge anche se si riscontrono fattori incoraggianti, si necessitano interventi strutturali e concreti, anche per evitare maggiori squilibri tra le aree del Settentrione e del Meridione.

Infatti, il Mezzogiorno oltre a segnalar un vero rilancio in settori quali la ristorazione e l settore alberghiero, incentivati dalle politiche attuate dalle Municipalità locali in collaborazione con le iniziative del Ministero dei Beni Culturali, manca in verità di una crescita strutturale e piani di riforma consoni a raggiungere una parità di livello di crescita con l’area settentrionale del paese.

Secondo dato allarmante, deriva certamente dal confronto con altri paesi dell’Eurozona, in quanto, l’Italia nell’arco di sette anni può contare una linea di crescita rettilinea. Ciò nonostante non è mai stata in grado di porsi sulla continuità di crescita negli anni antecedenti alla crisi. Ciò rende maggior indigenza al nostro paese, in quanto nell’osservare come tra gli anni 1995-2016 paesi quali Germania, Francia e Gran Bretagna, hanno avuto livelli di crescita tra il 25-31%, a cui si aggiunge anche la Spagna, con livelli quali il 23%. Ad oggi si comprende il distacco tra tali aree economiche e la nostra, e perché tali paesi si avviano a ritornare ed abbattere anche i livelli pre-crisi; infatti, nel periodo sopracitato (1995-2016) l’Italia ha solo conseguito un 1,8-2% annuo, fanalino di coda nella crescita anche dietro a paesi quali EIRE, Grecia e Spagna.

E lo scenario odierno sembra ricalcare le orme passate,poiché un maggior dispiego di forze sono consone al rilancio della crescita economia italiana.

Tali stime mettono ancora l’Italia dinanzi alla necessita di una politica economica di sgravi alle imprese e di incoraggiamento del mercato del lavoro, attuando manovre certamente più efficaci del renziano Job-Act, che ha dato frutti aridi e brevi; mentre maggiori sgravi sono necessari alle imprese che assumono.

 

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Laureato in lettere moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II, parlante spagnolo e cultore di storia e arte. "Il giornalismo è il nostro oggi."

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