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Dante Alighieri nell’ideologia ungarettiana

L’inserimento di Dante Alighieri nell’ideologia ungarettiana, avviene durante la stagione brasiliana (1937-1942). Anni duranti i quali, il poeta redige centinaia di pagine e lezioni dedicate in primo luogo a Petrarca e Leopardi, quindi ai due archetipi su cui, si fonda la tradizione tra nozioni di modernità e tradizione.

Il nome di Dante avviene già nelle prime lezioni, dedicategli nel 1937, nelle quali Ungaretti riprende alcune argomentazioni espresse negli interventi approntati nella seconda metà degli anni ‘Venti” e quindi anche la radicata difesa dell’endecasillabo.

Ungaretti concentra la sua attenzione sulla Divina Commedia, focalizzandosi su un raffronto contrastativo tra il III canto dell’Inferno e il VI libro dell’Eneide.
Dunque Ungaretti rileggendo Dante, misura la distanza teorica che intercorre tra l’autore della Divina Commedia e Virgilio, il tutto, commisurato all’idea di tempo.

Dante Alighieri nell’ideologia ungarettiana

• Per Dante, l’anima e il corpo sono immortali, ma dopo la morte, ossia la loro liberazione dal tempo. Il tempo è corruzione, peccato, segno della colpa; pena inflitta al creato dopo la disubbidienza dell’uomo = segno colpa.

• Virgilio invece, compara l’idea dell’immortalità della vita, con l’unità della quale, è necessario non interrompere i contatti con la memoria.

• Per Ungaretti, il tempo è commisurato alla memoria, e infatti in particolare, in “Sentimento del Tempo”, egli dà voce oltre che, all’esperienza storica, anche alla memoria, che in questa stagione diventa anche colpa. Ciò porta l’attrazione ungarettiana verso Jacopone, ma anche verso Dante.

• Secondo Petrarca, la – memoria – è intesa, non come per Dante, suprema legge del divino; non è essa a permettere all’uomo di annullare i vincoli temporali del proprio “essere individuale”, ma permette di attingere al passato di chi lo ha preceduto nel tempo.

Il tempo diventa presente che si svolge, pur restando presente in tutte le sue fasi.

L’inclusione di Dante nell’orizzonte ungarettiano è funzionale alla messa a punto del suo sistema petrarchesco. Dante e Virgilio servono a confermare, Petrarca, come nume tutelare dell’idea di tempo e memoria.

Ungaretti introduce il termine “malinconicamente” proposto da Ungaretti e coniugato con il termie memoria, ossia come comportamento – ambivalente, lutto per la perdita di un oggetto in realtà mai posseduto, di cui è possibile appropriarsi solo se dichiarata la perdita.

Scritto ungarettiani, in riferimento a Dante, è senza dubbio “Commento al Canto Primo dell’Inferno” , che risale al ’52. la sua composizione è a ridosso della “Terra Promessa”; i due testi sono contigui, e a renderli tali è il motivo dell’ aurora.

Dunque, Ungaretti, impegnato ad osservare ed ascoltare le urgenze del suo tempo, trasferisce in modo peculiare e tradizionale, le argomentazioni sui capisaldi della Lirica italiana, da Virgilio a Petrarca: proprio nella stagione in cui si impone “La Poetica della realtà”, ossia, una concezione della letteratura come impegno.