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mercoledì, 19 Gennaio 2022

Dante Alighieri, la storia della salma del poeta

Dante Alighieri, il padre della lingua italiana, è morto nella notte tra il 13 ed il 14 settembre del 1321. Con la sua dipartita, Firenze ne reclamò il corpo, che però restò a Ravenna

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La notte a cavallo tra il 13 e il 14 settembre 1321 è la data associata alla morte del poeta Dante Alighieri. È molto probabile che la dipartita dell’illustre personaggio venne causata dalle febbri che contrasse passando attraverso le paludi di Comacchio; oppure a Venezia, città che aveva visitato a causa delle ambascerie volute da Guido Novello.

Il Novello, come riportato dal Boccaccio, onorò Dante con delle esequie molto importanti. Diverse dimostrazioni di cordoglio si annoverarono tra molti poeti volgari dell’epoca.

Dopo la morte di Dante, svariati sonetti furono composti dal fiorentino Pieraccio Tedaldi; da Bosone da Gubbio, in corrispondenza con Manuello Romano, da Giovanni Quirini, da Cino da Pistoia, che esprime il proprio dolore per la scomparsa dell’amico.

Il corpo del poeta venne sepolto in un’arca nel tempio ravennate di San Pier Maggiore. Da quel momento in poi non ha mai lasciato la città. Nel giro di poco tempo i fiorentini reclamarono la restituzione dei resti di Dante, tale richiesta proseguì negli anni, ma senza ottenere successo. I toscani furono vicini ad ottenere le spoglie del poeta nel 1519, quando papa Leone X, figlio di Lorenzo il Magnifico, autorizzò lo spostamento del corpo da Ravenna.

Ciò sarebbe dovuto accadere per volere dello stato pontificio, a Firenze, città che avrebbe accolto un monumento funerario degno del poeta. Michelangelo si era già proposto per realizzare l’opera.

Dante Alighieri, le spoglia del poeta

Quando fu aperto, si scoprì che il sepolcro di Dante era vuoto. Nel 1865, durante l’abbattimento di un muro, ubicato nei pressi della cappella di Braccioforte, venne ritrovata una cassetta di legno; sul coperchio vi era la scritta “Dantis ossa a me Fra Antonio Santi hic posita anno 1677 die 18 octobris”.

All’interno della cassetta c’erano delle ossa “ben conservate, consistenti; non rose da tarli di colore rosso scuro, e quasi in numero da completare uno scheletro” (Primo Uccellini, autore della Relazione storica sulla avventurosa scoperta delle ossa di Dante Alighieri, 1865).

Sul lato dell’urna, in corrispondenza con il muro del convento francescano, era stato applicato un foro, abbastanza ampio da estrarre le ossa che vi erano racchiuse, compreso il cranio. Si scoprì che i frati francescani avevano praticato un foro nel muro del chiostro, bucato la tomba e prelevato le ossa, nascondendole poi nella scatola di legno.

I resti erano stati spostati nel sepolcro nel 1781, e poi sottratti di nuovo nel 1810, quando il convento fu soppresso a causa di un editto napoleonico, in quel momento i frati nascosero la cassetta nel muro.

La storia della salma di Dante Alighieri, un poeta la cui figura vivrà in eterno.

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