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martedì, 19 Ottobre 2021

Danno ambientale e crescita esponenziale del numero di cinghiali

La presenza massiva di cinghiali in alcune parti della nazione crea danni all'agricoltura e agli allevamenti, ma sono davvero gli unici responsabili di quanto accade?

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Le notizie di attualità di questi ultimi giorni ci hanno parlato di proteste di allevatori e coltivatori, volte a contrastare l’aumento esponenziale del numero di cinghiali in alcune zone della penisola.

Questi animali sono accusati di essere responsabili della distruzione di capi di allevamento e intere aree agricole e di rimando di enormi perdite di denaro per gli operatori del settore.

La responsabilità è davvero esclusivamente di  questi animali? Quanto la loro presenza così, massiva è dovuta alla cattiva gestione dei territori?

In Italia i cinghiali rappresentano un problema da non sottovalutare, in quanto, sempre più di frequente si registrano aumenti del numero di esemplari con “sconfinamenti” degli stessi nelle zone rurali e/o urbane.

La gestione del fenomeno è stata maggiormente, negli anni, incentrata sul costante e continuo abbattimento dei capi di bestiame.

Questo tipo di gestione, non solo si è dimostrata inefficace, ma in più di un caso è stata responsabile di una serie di danni all’ambiente.

Questo perché la scelta di abbattere i cinghiali è stata fatta senza un’ attenta analisi scientifica e una conseguenziale valutazione dei danni ambientali prodotti.

Principale causa dell’aumento del numero di capi ambientali, secondo diversi studi scientifici, è proprio la caccia, che crea  squilibrio funzionale e omeostatico sui popolamenti di cinghiale.

Questo ha prodotto una sorta di circolo vizioso, infatti, ogni anno per arginare il danno ambientale provocato, si ricorre al medesimo sistema di regolazione, ovvero la caccia.

Il danno ambientale, nel caso cinghiale, è prodotto dalla modifica della dinamica di popolazione per destrutturazione dei branchi, disgregazione della piramide di Hoffmann, aumento esponenziale degli individui, errantismo degli animali verso aree
protette e urbane “effetto spugna”, aumento della famelicità e compromissione della
biodiversità.

Cosa ha causato l’aumento del numero di cinghiali sul territorio nazionale?

Possiamo individuare cause remote e cause più recenti.

Tra le cause remote sono riconducibili alle immissioni per scopi venatori condotte in
maniera non programmata e senza tener conto dei principi basilari della pianificazione
faunistica e della profilassi sanitaria.

Mentre le cause più recenti sono da ricercarsi nelle continue e costanti immissioni abusive di cinghiali; nell’assenza di approccio tecnico-scientifico, di programmazione e coordinamento degli interventi gestionali; nell’inosservanza dei meccanismi biologici che regolano la riproduzione della specie.

In definitiva per cercare di arginare il problema dei danni all’agricoltura, l’ingresso dei cinghiali in città, invece di ricorrere all’abbattimento si dovrebbe pensare ad un approccio di questo tipo:

  1.  censire le  aree ad alto rischio;
  2. censire gli hot spot di attraversamento;
  3. creare sottopassaggi negli hot spot di attraversamento;
  4. ideare zone cuscinetto free shot-fire zone nei pressi degli hot spot, delle città e delle strade;
  5. prevedere zone di colture a perdere, ma anche aree incolte di attrazione per il cinghiale prive di pressione venatoria;
  6. evitare in zone ad alto rischio colture ad alta appetibilità es. mais;
  7. per le zone maggiormente sensibili prevedere recinzioni elettrificate e barriere, ma anche dissuasori chimici;
  8. utilizzare un sistema ad attivazione intelligente per informare i conducenti dell’avvicinarsi alla sede stradale di fauna selvatica.
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