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Da diavola ad Angela. E ritorno?

Da diavola ad Angela. E ritorno?

Il brand Napoli tira. Dopo decenni e decenni di oscurantismo per la città del sole. Dopo anni e anni in cui saliva alla ribalta della cronaca nazionale e internazionale solo per le sue negatività.

Dal colera alla crisi dei rifiuti, dalle faide di camorra alla microcriminalità dilagante. Intere generazioni di italiani e di stranieri per questi e altri motivi non avevano mai messo piede in città. Ma come dagli torto ?

I corifei che oggi strillano contro la temuta gentrificazione del centro storico e della movida selvaggia, gli  avversari della proliferazione dello street food e  della diffusione dei b&b , se millennials o della generazione zeta,  non hanno la minima idea di cosa fosse Napoli negli anni Settanta e Ottanta. Da diavola ad Angela. E ritorno?

Napoli negli anni Settanta e Ottanta.

I rari turisti che osavano addentrarsi tra piazze e monumenti entravano in un autentico girone infernale , e spesso non ne uscivano illesi. Lo ricordano perfettamente i boomers.

Traffico da megalopoli terzomondista (prima della tangenziale). Auto parcheggiate ovunque in seconda e terza fila (prima delle strisce blu). Autobus strapieni fino all’inverosimile (prima della metro linea 1). Sciami di motorini   nei vicoli in  tutte le ore del giorno e della notte (prima della isole pedonali) .

Scippi e rapine all’ordine del giorno (oggi fanno notizia)  Piazze monumentali ricoperte da tappeti di auto  oppure campi di calcio per ragazzini (oggi abbellite e chiuse al traffico con i fondi UNESCO) . Migliaia di parcheggiatori abusivi a presidiare H24 anche la traversa più sconosciuta  (oggi certo ancora centinaia, ma soprattutto dopo le 20 e concentrati prevalentemente nelle aree sportive e del divertimento).

Chiese e monumenti chiusi dal dopoguerra ( molti oggi  riaperti grazie anche a tante associazioni di giovani volontari che ne curano le visite guidate)

Alberto Angela e Napoli

Napoli, da diavola ad Angela ( e ritorno ?)

Improvvisamente Napoli è salita alla ribalta, ma finalmente in senso positivo. L’artefice di questa riscoperta è indubbiamente Alberto Angela, che ha sempre avuto  con la città un rapporto di amore pienamente ricambiato. Cittadino onorario , laurea honoris causa presso l’Università Federico II (Geologia) nonché presso  l’Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa (Archeologia).

Ha dedicato alla città partenopea varie puntate del suo “Ulisse” e anche speciali come “Stanotte…a Napoli”,  trasmesso nel periodo natalizio del 2021 su Raiuno. Con questi approfondimenti seguitissimi è riuscito a ribaltare completamente l’immagine negativa anchè perchè personaggio molto popolare e che ha sempre goduto, come del resto suo padre, di ampia stima e credibilità.

Ha sempre detto  di voler sottolineare le bellezze di un luogo a suo parere unico , un mondo a sé, pur essendo consapevole dei molti problemi irrisolti che la città presenta tuttoggi.

Da diavola ad Angela. E ritorno?

La ciliegina sulla torta l’ha poi messa lo scudetto del 2023, grazie al quale il boom turistico, già iniziato cinque anni prima e poi temporaneamente rallentato causa del COVID, è ripreso in modo ancora più massiccio.

Favorito anche dalla benevolenza degli influencer sui social e soprattutto della RAI e di Mediaset che hanno proseguito a citare la città nei loro frequenti servizi, sorvolando peraltro sugli eventi di cronaca nera che pure hanno continuato a verificarsi. Probabilmente anche per non mettersi contro un’opinione pubblica per una volta filo-partenopea.

Da diavola ad Angela. E ritorno?

Da diavola ad Angela. E ritorno ? Perchè ci sono segnali inequivocabili che il vento sta cambiando, e occorre acquistarne consapevolezza prima che la rotta si inverta completamente. Pochi hanno notato che le trasmissioni televisive che parlano di turismo (specie prima di lunghi ponti e delle vacanze natalizie, pasquali ed estive) ormai trascurano Napoli, fino ad un anno fa sempre in vetrina.

A vantaggio soprattutto delle cosiddette città d’arte ( Roma in primis per la vicinanza, ma anche Venezia e Firenze) e delle località marine più prestigiose, comprese quelle campane (Capri, Ischia, Sorrento, Amalfi e Positano) Ma come si può non citare obbligatoriamente una città così poliedrica, una città allo stesso tempo d’arte e di mare, unica per  tradizioni e  cultura? Una città che è un bellissimo teatro ma che ha ancora i propri attori, mentre altre sono ormai ridotte a palcoscenici belli ma vuoti?

Non solo. Come accadeva anni fa, è ricominciato il vizio di  mettere in prima pagina, dicendo che è successa a Napoli, qualsiasi notizia di cronaca  che sia avvenuta nel raggio di 30 km dal capoluogo campano.

Il motivo c’è. Denigrare Napoli, oltre ad essere un luogo comune, può avvantaggiare altre città cui il capoluogo partenopeo ha negli ultimi tempi sottratto risorse turistiche in termini numerici (presenze, durata dei soggiorni, spesa giornaliera ecc.)

Sarà un caso, ma il cambio di rotta d’opinione è iniziato con l’insediamento del nuovo governo un anno fa. Nonostante il feeling tra il Sindaco e il Ministro della Cultura. Se si continua così, un po’ alla volta verrà demolita l’immagine positiva faticosamente costruita  negli ultimi anni e che ha consentito l’ingresso della città nella top ten delle destinazioni turistiche italiane ed europee. Con gravi ricadute sull’economia cittadina e anche nazionale.

Il brand Napoli

Le istituzioni devono continuare nella promozione  del brand Napoli senza cullarsi sugli allori, anzi vigilando assiduamente per la tutela del marchio sui social e sui canali tv. Nel turismo la concorrenza è fortissima. Prima città infernale , poi  paradiso. Da diavola ad Angela. E ritorno? Basta poco per farla ripiombare nel buio.