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mercoledì, 7 Dicembre 2022

D-Day, il colpo Alleato al dominio nazista

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Domenico Papaccio
Laureato in lettere moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II, parlante spagnolo e cultore di storia e arte. "Il giornalismo è il nostro oggi."

D-Day è un’espressione anglosassone per riferirsi ad un’operazione militare d’attacco che deve essere decisiva.

Ma nell’immaginario comune è divenuta emblematica nel rappresentare il pugno arrecato dalle forze anglo-americane alle forze dell’Asse il 6 giugno 1944. 

Lo sbarco in Normandia, operazione militare tra le più azzardate e strategicamente preparate nella storia militare, spesso correlate dagli storici all’attacco di Cartagine da Scipione l’Africano, funge da soglia simbolica del declino della parabola del totalitarismo nazista e del governo collaborazionista di Vichy.

L’operazione Overlord fu realizzata nelle prime ore dell’alba, coordinata dai generali Dwight Eisenhower e Bernard Montgomery, divenendo un’epocale e titanico confronto sul piano militare contro lo stato maggiore nazista, capitanato dalla triade von Rundstedt, Dollmann e Rommel. 

Lo sbarco concreto ebbe luogo sulla penisola di Cotentin e nei pressi delle isole di Caen, nella Francia Settentrionale mediante il coordinamento dei mezzi aeronavali e terrestri che permisero un attracco sul suolo francese, occupato dal 1940 dalle forze dell’Asse. 

La decisione di un secondo fronte fu stabilita alla Conferenza di Casablanca, dal presidente statunitense Frankin Delano Roosevelt e il premier britannico Winston Churchill, nel 1943 e favorita da numerosi fattori su i vari scenari della seconda guerra mondiale.

Scopo del D-Day era costituito dal recare alle forze dell’Asse Roma-Berlino-Tokyo una “resa incondizionata” e tranquillizzare il leader sovietico, Stalin, timoroso di possibili accordi tra gli stati satelliti del potere nazista dispiegati tra Ungheria, Romania, Balcani e nell’area nordeuropea, pronti pur di mantenere il loro status a scendere a patti con le forze alleate.

Eventi quali la caduta del Fascismo nel luglio del 1943 e lo sbarco in Sicilia degli Alleati, la necessità di ulteriore alleggerimento del fronte orientale cui le forze dell’Armata Rossa di Zukov avanzavano;  successi delle forze alleate nella campagna d’Africa contro Rommel e Graziani, culminate con la disfatta di El Alamein e la risalita della Wehrmacht diedero la possibilità di assestare il “punch” decisivo al dominio nazista in un territorio limitrofo al suo centro d’irradiazione.

Negli ultimi anni il dibattito storiografico ha sempre più posto in correlazione il D-Day alleato con il fallimento della campagna di Russia di Hitler, avallandoli come consequenziali per la decisiva caduta del totalitarismo hitleriano.

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