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giovedì, 2 Dicembre 2021

‘O Cuorpo ‘e Napule mette la testa a posto

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Si terrà 15 Novembre  alle ore 10,30 in Piazza San Domenico la presentazione della recente opera di restauro sulla statua del Dio Nilo che tornerà ad avere l’aspetto originario, con la ricollocazione pubblica della piccola testa di Sfinge trafugata.

La testa è stata staccata e rubata negli anni Sessanta con l’intento probabilmente di essere rivenduta al mercato nero e venne poi ritrovata nel 2013 in Austria dal Nucleo Tutela Patrimonio Artistico dei Carabinieri. La città di Napoli è molto affezionata a questa statua e lo testimoniano le tante donazioni messe a disposizione dalla comunità per dare avvio al restauro della scultura. Una campagna denominata, non a caso, “Mettiamo la testa a posto” e promossa dal Comitato per il restauro della Statua del Corpo di Napoli all’indomani del ritrovamento; questa iniziativa è stata per gran parte sostenuta dal complesso monumentale del Museo Cappella Sansevero e dai numerosi esercizi commerciali che hanno contribuito alla causa attraverso donazioni versate in apposite urne e in breve tempo si è raggiunta la somma necessaria. La cerimonia sarà per questo pubblica e dedicata alla città di Napoli.

Non c’è da sorprendersi che tali contributi vengano proprio dai privati cittadini: la statua del Dio Nilo realizzata in età imperiale, tra il II e il III secolo, rappresenta per i napoletani un simbolo della città stessa, per questo è conosciuta come ‘o cuorpo ‘e Napule. Entrambi i nomi hanno dato nome alla Piazza in cui si trova – Largo Corpo, per l’appunto – altrimenti conosciuta come Piazzetta Nilo che prende il nome proprio dalla divinità protagonista della scultura. Ai napoletani non è mai importato che si trattasse di una divinità pagana e hanno “adottato” la statua riadattandola ad un nuovo mito per celebrare l’orgoglio della città: la fertilità del fiume egizio è passata a definire l’immagine materna di una Napoli che allatta i suoi figli. L’accoglienza partenopea si vede anche in questo: nell’accettazione degli usi e costumi delle popolazioni straniere purché portatori di simboli positivi. Il simbolo della madre è dovuta però al fatto che per lungo periodo la statua è rimasta acefala già nel XII secolo e la testa del Dio è stata sostituita con quella di un uomo barbuto nel 1657, quando venne collocata sul basamento attuale. Ma nell’immaginario collettivo partenopeo ha continuato ad esistere l’immagine della madre, perdipiù rafforzata dal fatto che nella scultura c’è un bambino attaccato al capezzolo del Dio.

In posa sdraiata e con mole possente e muscolosa, la divinità giace sdraiata con in mano una conucopia adornata con fiori, circondato da puttini, una sfinge e un coccodrillo ai piedi per ricordare la simbologia fluviale egizia. Entrambi questi elementi sono stati ‘decapitati’, nel corso del tempo ma per uno di essi ci sarà una sorte speciale e la sfinge tornerà finalmente nella sua veste antica.

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