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giovedì, 23 Settembre 2021

Quando il cult diventa mito: 40 anni di Taxi Driver

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Giuseppe Musella
Collaboratore XXI Secolo.

Taxi driver, Il film cult degli anni 70, compie 40 anni. Ci sono film che diventano successi momentanei, ma opere di registi visionari diventano generazionali. Pellicole che sono la storia di una nazione e in fine ci sono quei film che sconfiggono il tempo, oltrepassano la storia e diventano un’opera di riferimento, di amore sconfinato e di confronto. Taxi driver appartiene decisamente all’ultima categoria. L’opera dell’occhialuto Martin Scorsese ha sconfitto il tempo, le mode, le concezioni generazionali ed è diventato il film di riferimento.

”Dici a me? Dici a me? … Ma dici proprio a me? Ehi con chi stai parlando? Dici a me? Non ci sono che io qui”

 

Chi non ha sbeffeggiato, interpretato o imitato questa scena? Un De Niro decrepito, spilungone e assai controverso recita le battute davanti a uno specchio con tanto trasporto, realismo ed efficacia che in un breve lasso di tempo abbiamo immaginato ci fosse qualcuno alle sue spalle e che le sua minacce fossero rivolte verso una figura con un volto, un respiro e un corpo.

Era l’8 febbraio 1976 quando uno dei film più controversi della storia del cinema a stelle e strisce prese vita. La sparatoria, il climax, le battute, i pianti e le scene violente mantengono ancora oggi un enorme impatto visivo. Nel decennio della violenza gratuita, l’opera del newyorkese Scorsese lascia tangibile la brutalità e l’orrore della guerra e i suoi conseguenti effetti sulla psiche.

La storia si fonda sulla vicenda di Travis, ex marine reduce del Vietnam congedato nel 1973 e diventato un disadattato. Scrive un diario e ha tra le sue passioni la visione di film pornografici in sporchi cinema a luci rosse. Di notte guida il suo taxi. Travis è attratto da Betsy, impiegata dello staff elettorale del senatore di New York Charles Palantine, ma le cose con lei non vanno bene. Basta una sola uscita e lei non vuole rivederlo più.

Quando nel suo taxi entra una prostituta di 13 anni di nome Iris (una giovanissima Jodie Foster, che nelle scene più audaci è stata sostituita dalla sorella maggiore) cercando di fuggire dal suo protettore, Travis scopre solo una grande voglia di salvarla dal suo destino. Dopo aver cercato -senza alcun successo- di uccidere il senatore Palantine (simbolo per lui di tutto il male borghese che anima il mondo) durante un comizio, la sera dello stesso giorno torna a salvare la sua Iris in un bagno di sangue. Il finale è di quelli ambigui che solo Martin Scrosese sa dare.

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