Cuba: taglio alla sanità pubblica

Elena Miccio 21 secolo Cuba tagli sanità
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Cuba taglia 109mila posti di lavoro nel settore sanitario. É stato il settimanale cubano Trabajadores ad annunciare il piano varato dal governo socialista, picco di un programma di tagli messo in atto già dal 2012, che aveva operato la graduale riduzione di 5mila posti nella sanità. Gestito dallo stato, pilastro della Rivoluzione (1953-1959), il settore sanitario è stato ‘alleggerito’ di quelle posizioni reputate meno qualificate perché «inefficienti, improduttive e frutto di organici gonfiati» considerate dunque un peso per lo stato.

La crisi che dal 2009 strozza le nazioni ad effetto domino e che ha reso il posto di lavoro un’utopia per la maggioranza delle persone, non ha risparmiato l’arcipelago caraibico ed ha avuto come diretta conseguenza l’attuazione del piano drastico di Austerity; sembrerebbe dunque che nonostante l’embargo e la ‘solitudine’ dell’isola separata da anni dal resto del mondo, questa abbia subito le pressioni della crisi globale, che ha portato al graduale ridimensionamento di quelli che erano considerati i suoi pilastri ideologici. E’ stato reso noto che Il 51% del personale sanitario considerati un peso per la spending review, è stato o verrà dirottato e reinserito, eccezion fatta per le categorie reputate più deboli come gli autisti di ambulanze e il personale non specializzato ma di supporto all’interno di ospedali.

Oltre alle critiche dei dipendenti della sanità pubblica, vero e proprio fulcro della Rivoluzione, la denuncia è arrivata da Rafael Guevara Chacón, funzionario del Sindacato fondato nel 1961 CTC (Central de Trabajadores de Cuba -ndr) proprio nelle pagine di Trabajadores che ha definito questa mossa «il colpo di grazia per il dogma comunista dell’occupazione, diritto di tutti».

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