Critica alla ragione dormiente, TV e mass media Da Chomsky ad Adorno , il potere dei media dall'individuo alla massa

critica

Televisione e mass media misti. Critica alla ragione dormiente.

Che Chomsky sia uno dei pochi intellettuali che non hanno mai arretrato nelle analisi caustiche rispetto alla società e ai suoi indottrinamenti non è di certo una novità per il palati esperti in fatto di studio della comunicazione, linguistica e sociologia.

Quel che è meno accettabile è la genuflessione della coscienza critica cui ognuno di noi è chiamato a processare,  prima o poi di fronte ad uno schermo acceso.

Naom Chomsky ha parlato spesso del potere dei media, della televisione, della influenza di tali mezzi   sulle coscienze degli individui e lo ha fatto senza sconti in un saggio interessante sui ” Media e potere”.

La massa non ha altra scelta che essere distratta, un  dovere che per un passaggio cognitivo disfunzionale  diviene quasi diritto, diritto all’assuefazione di immagini, informazioni random, loop, spot. La classe politica, secondo il famoso intellettuale, serve il resto  di un cocktail ingoiato con molte correzioni.

La linea comune è quella di coinvolgere, ma allo stesso tempo di tener fuori, si lasciano gli utenti sedotti e abbandonati, creando un sistema atto a creare esigenze prive di importanza: reality, soap opera, talk show vacui di contenuto.

Il principio che afferisce alle migliori culture totalitarie: isolare l’individuo e manipolarli al bisogno. Allorché la massa è istupidita, tenuta a bada come un cagnolino al guinzaglio non c’è alcun bisogno di comunicare o stimolare il pensiero critico. E’ la pratica dell’obbedienza, al consumo, alla depredazione della ragion pura.

Parafrasando Chomsky, se vengono esaminati i programmi continuamente trasmessi non vi sarà più bisogno di indagare sulla veridicità, sui fatti, le industrie delle pubbiche relazioni investono miliardi, mica per gioco. Ci sono metodi scientifici di gestione messi a punto a risalire dagli anni ’30 del Novecento. Si fa riferimento allo sciopero dei metalmeccanici del ’36/37 e il metodo che fu apportato, si chiamava ‘‘  Formula di Mohawk Valley” . Il metodo prevedeva una serie di notizie random lanciate in televisione con lo scopo di creare un divario tra le due fazioni, un ” NOI” e un ” LORO”. Gli schiavi sottopagati e  gli anarchici, i disturbatori della status quo.

Strategia che ebbe una enorme risonanza, per la propaganda dello sciopero. Creando così una rottura in una condizione di armonia agognata invece dalla massa.

Ma Chomsky non è l’unica voce stridente all’interno della critica alla schizoide cecità delle masse.

Adorno aveva già abbondantemente offerto preziosi apporti allo studio della comunicazione. Grande figura della scuola di Francoforte osservò in maniera minuziosa quanto la stessa musica venisse presentata alle società contemporanee come merce pronta in funzione solo del mercato. A partire dall’annullamento del suo valore ” aurico” per dirla alla Walter Benjamin a mero abbellimento societario isolando così l’ascoltatore ad uno spazio totalmente standardizzato.

 E inoltre, passando attraverso la televisione e alla propaganda propugnata attraverso i media, secondo Adorno, essi non fanno altro che generare conformismo e sottomissione omogeneizzando valori, principi ed ideali.

Molto lontanto dunque da processi di democratizzazione e autodeterminazione dell’individuo stesso.Un baratto inconsapevole tra la spinta alla coscienza critica e l’indugio all’addormentamento  collettivo.

 

 

 

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