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Couch surfing: turisti da sofà

Il Couch surfing potrebbe essere definito la nuova frontiera del viaggio low cost. Non è solo un modo per risparmiare sulle spese di alloggio, ma apre infinite possibilità di socializzazione e arricchimento culturale.

CouchsurferLetteralmente il termine significa: “navigare sul divano“, chi fa Couch surfing non dorme in albergo, ma viene ospitato gratuitamente a casa di altre persone, estranee, che generosamente mettono a disposizione un letto, una camera quando si può, il proprio divano o anche solo un angolino del giardino per sistemare una tenda. Questo modo avventuroso e simpatico di viaggiare è stato sperimentato per la prima volta da un ragazzo americano, Csey Fenton, che qualche hanno fa decise di visitare l’Islanda senza prenotare hotel. Fenton prima di partire contattò in internet quasi 1500 islandesi, per chiedere loro di aprirgli le porte di casa, alcuni risposero positivamente, concedendo a Fendon il privilegio di vivere a stretto contatto con una cultura diversa. da quel momento in poi le persone che girano il mondo saltando da un divano all’altro si sono moltiplicate, con grande disappunto degli albergatori.

Con il Couch surfing si colgono tutti gli aspetti meno “turistici” del viaggio. Chi ospita dà spesso consigli su cosa vedere, dove andare,  evitando ai viaggiatori i soliti itinerari “preconfezionati”. Stare a contatto con le persone del posto vuol dire fare un’esperienza di viaggio davvero autentica e singolare, immergersi nella vita quotidiana di qualcun’altro, adattandosi ai suoi usi e costumi, qualcosa che i grandi alberghi non saranno mai in grado di dare. Ma i lati interessanti del Couch surfing non finiscono qui, viaggiare dormendo sui divani degli altri permette di conoscere nuove persone, di praticare le lingue e di fare amicizia, un’occasione unica per ampliare i propri orizzonti.

Chi fa Couch surfing si fa chiamare “couch surfer” o anche solo “surfer“, per chi ancora non lo ho è, ma aspira a diventarlo, il consiglio è di andare sul sito www.couchsurfing.org, dove iscrivendosi in maniera gratuita si hanno a disposizione alloggi in tutto il mondo. Chi offre ospitalità ha un spazio personale sul sito internet, in cui si descrive brevemente, tanto per far capire agli eventuali ospiti qualcosa di sé. Ci sono le foto dell’alloggio e tutte le info sulla sistemazione. Chi viene ospitato non è obbligato ad offrire ospitalità ad altri, ma in genere chi sperimenta una situazione di questo tipo, è portato a farlo a sua volta, perché davvero non c’è bisogno di dare un letto, si dorme dovunque, anche sul tappeto, a terra in un sacco a pelo o nella vasca da bagno. Per chi fosse in cerca di compagni di viaggio invece, basta partecipare ad uno dei Meet-up che si organizzano una volta a settimana in quasi tutte le città del mondo tra viaggiatori e gente del posto.

Ora che sappiamo come risparmiare, non abbiamo che da scegliere la meta e fare le valigie.