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mercoledì, 5 Ottobre 2022

Corsi e ricorsi storici: oggi celebriamo Giambattista Vico

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Eva Maria Pepe
Laureata in Lettere classiche, ama l'arte, la letteratura, i viaggi. Il suo più grande sogno è diventare scrittrice.

Partenope è da sempre culla di cultura e conoscenza. Qui, infatti, nel 23 giugno del 1668, nasceva Giambattista Vico, il filosofo che più di tutti influenzò la cultura italiana del ‘600. La sua teoria dei corsi e ricorsi è ancora tutt’oggi molto attuale ed è stata fondamentale nell’età moderna avendo influenzato molti filosofi successivi come Kant ed Hegel.

La giovinezza

Il pensatore nacque nella zona di S. Biagio dei Librai dove papà Antonio possedeva una piccola libreria. Fu studente di grammatica presso il Collegio Massimo dei Gesuiti di Napoli, ma per accontentare suo padre cominciò gli studi legali iscrivendosi a Giurisprudenza. Si laureò a Salerno tra il 1693 e il 1694.

A causa dei grossi problemi economici, Vico accettò il lavoro di precettore dei figli del marchese Rocca. Trasferendosi nel loro castello a Vatolla (oggi comune di Perdifumo), Vico ebbe la possibilità di usufruire della loro biblioteca e quindi di dedicarsi completamente agli studi su Platone, Aristotele, Agostino, Botero, Bodin, Bacone e Grozio.

Le opere

Vico torna a Napoli solo nel 1695, ma è qui afflitto da gravi problemi di salute, essendosi ammalato di tisi, ed economici. Solo nel 1699 vince la cattedra di eloquenza e retorica presso l’Università degli Studi di Napoli. Sono questi gli anni in cui Vico si dedica ai suoi scritti più importanti: la Scienza Nuova nel 1735, che racchiude tutto il suo pensiero filosofico ed infinte la Vita, autobiografia scritta tra il 1725-1728. Per il successo ottenuto dalla Scienza Nuova, Vico ottenne dal re Carlo III l’incarico di storiografo regio.

La critica a Cartesio

Il pensiero vichiano si basa sulla “Norma del vero è l’averlo fatto”: infatti il vero è la stessa cosa del fatto e quindi è possibile aver scienza solo di ciò che si è in grado di fare o rifare. Vico utilizza la dottrina del verum-factum soprattutto per criticare il pensiero di Cartesio. Secondo Vico, il cogito cartesiano potrà darmi solo consapevolezza della mia esistenza. Avrò coscienza di me e non conoscenza poiché non ho prodotto il mio essere ma l’ho solo riconosciuto. Pertanto la conoscenza autentica della natura e dell’essere umano può essere soltanto di Dio, che ne è il creatore.

La storia

Fondamentale la sua dottrina sulla storia. La storia umana in quanto opera creatrice dell’uomo gli appartiene per la conoscenza e per la guida degli eventi storici. Nel medesimo tempo lo stesso uomo è guidato dalla Provvidenza che prepone alla storia divina.

Corsi e ricorsi

La storia provvidenzialisticamente muove dal desiderio dell’uomo di superare lo stato primitivo di caduta e di bisogno e di dirigersi verso l’ordine divino a cui sente di appartenere. Questa “storia ideale eterna” è tripartita in tre età: età degli dei, degli eroi, degli uomini. La storia  è un ciclo di corsi e ricorsi. In questo senso le tre età si susseguono ciclicamente, in un percorso in cui allo sviluppo razionale dell’ultima età subentrano, per degenerazione, germi di corruzione e crisi che fanno crollare le istituzioni sociopolitiche dei popoli, fino alla tirannide e all’anarchia.

La morte

Affetto forse dal morbo di Alzheimer, negli ultimi anni il filosofo non riconosceva i suoi stessi figli, morì il 20 gennaio del 1744. Il suo corpo è sepolto nella chiesa dei padri dell’Oratorio dei Gerolomini, in via dei Tribunali a Napoli.

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