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Coronavirus: nel mondo, ancora decessi e contagi

A quanto pare, non è ancora il caso di abbassare la guardia: non abbiamo sconfitto il virus. In alcune parti del mondo, contagi e decessi non si fermano, ma incrementano notevolmente.

I Paesi più colpiti attualmente

Fra tutti i Paesi maggiormente colpiti dall’epidemia, troviamo riconfermato il caso del Brasile, nazione che già la settimana scorsa presentava una situazione tutt’altro che rosea.

In terra brasiliana, nei giorni scorsi, è stato addirittura registrato il 60% del totale dei contagi avvenuti a livello mondiale. In particolare, il corona ha colpito le aree brasiliane più indigenti come, ad esempio, le Favelas. 

Le strutture sanitarie brasiliane non sono sufficientemente attrezzate per contrastare il grave colpo inferto dall’epidemia.

Per il terzo giorno consecutivo, oggi, è nuovamente il Brasile a rilevare il maggior numero di decessi e contagi al mondo, diventando il secondo Paese più infetto della Terra.

In cima alla macabra lista, troviamo gli Stati Uniti, nuovo focolaio del pianeta. Dal momento che i test non sono somministrati regolarmente, gli stessi dati provenienti dagli USA potrebbero essere di gran lunga inferiori a quelli reali.

Il Perù si è unito alla confederazione dei Paesi maggiormente devastati dalla pandemia: su una popolazione di 33 milioni, sono più di quattromila i morti e più di centoquarantuno mila i contagiati.

Confermato anche il Cile fra le nazioni che stanno avendo grosse difficoltà a gestire l’arginamento del virus. A Santiago, si è optato per il prolungamento del lock down, in vigore sin dal 16 maggio.

Preoccupanti anche le condizioni in cui versa il Messico, ove si sarebbero diffuse anche fake news che annunciavano l’inesistenza del virus e l’utilizzo di armi chimiche ai danni di alcune etnie.

Solo il governo della Bolivia, fra quelli dei Paesi dell’America Latina, ha attuato un allentamento delle misure di restrizione.

Altri dati

Unicef e Save The Children lanciano l’allarme per i Caraibi e il Sud America: oltre sedici milioni di bambini saranno costretti a vivere in povertà entro la fine dell’anno, se i governi non attuano contromisure atte a risollevare la loro economia.

L’associazione HRW (human rights watch) ha invece sottolineato la gravità rappresentata dal sistema sanitario venezuelano, in quanto non in grado di debellare l’epidemia dal Paese.

Secondo l’ONG, c’è il rischio di una fuga degli abitanti dal Paese venezuelano in zone prossime, che potrebbe gravare sulla sanità dei vicini.