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sabato, 2 Luglio 2022

Continua l’avanzata dell’Isis in Siria

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Erminia Vocciahttps://www.21secolo.news
Ha conseguito la laurea magistrale in “Relazioni Internazionali” presso l’Università “L’Orientale” di Napoli, si interessa di politica mondiale e di temi legati al rispetto dei diritti umani. Ama leggere, viaggiare e conoscere culture diverse. Crede nell’ informazione come servizio per un mondo meno distratto e più consapevole.

Dopo circa tre settimane di scontri i miliziani dell’ISIS, il gruppo terrorista autoproclamatosi Stato Islamico, sono riusciti a conquistare ampie zone della città siriana Kobani, a maggioranza curda, situata in prossimità del confine turco.

La bandiera nera dell’IS sventola da questa notte sulla cima di un edificio a quattro piani in un’area che nei giorni scorsi ha visto alcuni dei più feroci scontri tra i jihadisti sunniti e gli insorti curdi. E’ un andirivieni di ambulanze a sirena spiegata, che fanno la spola tra Turchia e Siria per portare in salvo il maggior numero di civili, in fuga dalla città presa d’assedio. Piovono colpi di mortaio e ovunque si sente il rumore degli spari. Per il momento sono 2000 le persone, incluse donne e bambini, fatte evacuare da Kobani, ma si stima che almeno altre 180.000 stiano lasciando la regione per trovare rifugio in Turchia.

Visto il fallimento dell’azione americana e degli Stati del Golfo nel bloccare l’avanzata del gruppo jihadista, le forze di resistenza curda, per far fronte agli attacchi dell’IS, starebbero arruolando e mandando a combattere giovani anche senza alcuna esperienza di guerra e distribuendo granate a donne anziane. Gli scontri non coinvolgono l’intera città, sono localizzati in alcune aree periferiche e a ridosso del centro, tuttavia la situazione risulta estremamente critica, in una città che fino a poco tempo fa, era il riparo per tantissimi rifugiati, scappati dalle aree più pericolose della Siria e del Medio Oriente. I feroci miliziani sunniti avrebbero fatto ricorso all’artiglieria pesante, il che ha indotto gli Stati Uniti, impegnati da settembre in Siria contro l’IS, ad ampliare il proprio arsenale utilizzando per la prima volta elicotteri Apache. Volando a quota molto bassa, questo tipo di elicottero permette di identificare meglio il bersaglio da colpire, ma espone le forze statunitensi al pericolo del fuoco proveniente da terra.

L’avanzata dell’Isis nella regione di Kobani, fonte The Guardian:

kobaneok

Lunedì uno dei dirigenti del PYD, il Kurdish Democratic Union Party, Saleh Muslim, ha incontrato alcuni ufficiali turchi per trovare un accordo che permetta il rapido trasferimento di armi dalla Turchia agli insorti curdi. La scorsa settimana, il parlamento turco ha approvato una mozione che darebbe il via libera al dispiegamento di truppe oltre il confine con la Siria e in Iraq, lasciando presagire la volontà di Ankara di aver un ruolo più attivo nella guerra contro l’IS. A bloccare il governo turco sarebbero però i legami della resistenza curda con il PKK, il movimento politico per la liberazione del popolo curdo, contro cui la Turchia è in lotta da almeno trent’anni.

Abbiamo bisogno di forze di terra per scovare questi mostri ed assicurali alla giustizia” ha affermato Reg Henning, il fratello del cittadino britannico di 47 anni ucciso brutalmente dall’IS la scorsa settimana. “Prima riusciremo a farlo, prima queste morti finiranno”, ha dichiarato il fratello di Alan in un’intervista per la BBC. La morte di Alan Henning è stata condannata dai leader dei Paesi occidentali, come da quelli arabi. L’IS porta avanti una lotta all’interno dello stesso Islam, e per tale ragione molti Stati moderati si sono schierati dalla parte dell’Occidente.

È di poche ore fa la notizia che il villaggio siriano Knayeh, anch’esso vicino al confine turco, sia diventato teatro di un altro sequestro: rapiti un parroco cristiano e almeno una ventina di fedeli. I rapitori restano per il momento ignoti. Il villaggio cristiano, che ospita anche un convento di suore francescane, è caduto recentemente nelle mani del Fronte qaedista di al Nusra, dopo essere stato sotto il diretto controllo dei terroristi dello Stato Islamico. Scomparsa anche una suora originaria di Avellino, suor Patrizia, finita probabilmente nella rete dei rapitori.

La comunità internazionale è profondamente scossa da questi avvenimenti: morti, decapitazioni, rapimenti e attacchi suicidi. L’azione militare collettiva ai danni del gruppo terrorista islamico potrebbe tuttavia rivelarsi controproducente e avallare, invece che indebolire, le istanze dell’IS, rischiando di innescare una spirale infinita di odio. L’avanzata dei miliziani jihadisti, che trae beneficio dall’instabilità della situazione in Siria e dalla mancanza di un potere politico forte in Iraq, va certamente ostacolata, ma sarebbe anche il caso di interrogarsi su quanto sia utile lottare contro un nemico che minaccia il mondo con l’arma del terrorismo, contro cui la guerra è persa in partenza.

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