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martedì, 31 Gennaio 2023

Condono, si torna a parlare di sanatoria tombale

Con la manovra d'autunno torna l'ipotesi della sanatoria tombale al 20% fino a 100000 euro

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Potrebbe tornare alla ribalta la proposta leghista di “dichiarazione integrativa speciale” lanciata lo scorso autunno, alla vigilia della manovra, da Armando Siri, e che prevedeva la possibilità di sanare la propria situazione fiscale fino ad un massimo di 100.000 euro di maggior imponibile annuo, dal 2013 al 2017 fermo restando il limite del 30% dell’importo già dichiarato, pagando un’imposta forfettaria del 20%. La proposta aveva allora incontrato la resistenza dei Cinquestelle, finendo in un nulla di fatto.

Ora però, questa sorta di “saldo e stralcio” dei debiti con il Fisco sembra poter tornare in auge: a Montecitorio potrebbe quindi verificarsi quanto sta accadendo a Palazzo Madama, sul decreto sblocca-cantieri, dove la senatrice leghista Simona Pergreffi, ha presentato un pacchetto di norme per niente in linea con le tendenze grilline, prima fra tutte la sospensione per due anni delle regole del codice degli appalti.

Una riduzione delle tasse attraverso la “Flat tax” richiede innanzitutto che la pressione fiscale non cresca con l’aumento delle aliquote Iva, le cosiddette “clausole di salvaguardia” imposte dall’Europa per rispettare gli equilibri di bilancio. Per evitare un aumento dell’Iva da gennaio del 2020, servono 23 miliardi di euro: un condono tombale potrebbe in effetti rimandare di almeno un paio di anni l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto e dunque il governo guadagnerebbe il tempo necessario alla “flat tax” di sortire i suoi effetti ed aggiustare i conti.

“Temo sia l’unico modo per trovare risorse in tempi brevissimi” il condono al 20% proposto da Matteo Salvini. Lo ha detto Giorgia Meloni, durante una conferenza stampa alla Camera. “Creerà malumori ma Salvini lo propone perchè ha la forza per farlo” ha aggiunto il presidente di Fdi.

Il condono tombale del 2002, firmato dall’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, aveva effettivamente prodotto maggiori entrate fiscali (29 miliardi di euro in quattro anni), non senza però alcuni danni collaterali. La bocciatura della sanatoria sull’Iva da parte della Corte di giustizia europea aveva infatti dato il via ai controlli della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate per le imprese che avevano aderito al condono, in pratica autodenunciandosi. Una questione delicata, che una maggioranza composta anche dai Cinquestelle renderà ancora più complicata.

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