Concerto della musica napoletana classica

napoli_21 secolo_Martina Boselli
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Ieri, 13 maggio, si è tenuto un concerto della musica napoletana classica nell’aula di Carlo Gesualdo, conosciuta comunemente come ‘l’aula musica’ del dipartimento di storia dell’ateneo della Federico II.

L’evento, organizzato dal prof. di storia della musica Giorgio Ruberti con la collaborazione di alcuni suoi studenti universitari, che al di là dei corsi universitari studiano anche presso il conservatorio come Alfonso di Virgilio (violinista); Anna De Rosa (arpista ma che in questo caso ha preso parte al concerto da pianista); Francesca Morgante (cantante moderna); Cristina Patturelli (cantante lirica); Simona Ceraso (chitarrista) che ha studiato da autodidatta; Filomena Pascarella (flautista) e la presentatrice Maria Palumbo.

Davanti al pubblico hanno riprodotto, con musiche e arrangiamenti originali, 9 delle canzoni napoletane più amate di tutti i tempi:

  • Santa Lucia canzone trascritta da Guglielmo Cottrau nella lingua di Dante durante il Risorgimento e pubblicata a Napoli nel 1849. I versi del brano descrivono il pittoresco aspetto del quartiere marinaro di Santa Lucia, intonati da un barcaiolo che dinanzi al bel panorama del golfo di Napoli invita a fare un giro sulla sua barca per meglio godere del fresco della sera.
  • Fenesta vascia la musica è di Guglielmo Cottrau mentre le parole furono affidate a Giulio Genoino padre della canzone napoletana moderna, il quale rispettò fedelmente i versi antichi, adattandoli al napoletano del IXX secolo. È l’amore non corrisposto di un giovane per una ragazza napoletana.
  • Te voglio bene assaje è una canzone in lingua napoletana composta nell’Ottocento e già cantata dalle massaie napoletane intorno al 1839. Secondo molti critici musicali rappresenta l’atto di nascita della canzone d’autore moderna o comunque il passaggio dalla musica popolare alla canzone d’autore, poiché è stato il primo brano ad essere presentato alla festa di Piedigrotta durante la gara canora. Sull’origine della canzone vi sono innumerevoli versioni. Secondo la più accreditata, il poeta Raffaele Sacco, scrisse la canzone dedicandola ad una donna con la quale avrebbe avuto una relazione. Altri autori ritengono invece che il ritornello facesse parte della solida tradizione orale della musica napoletana e che come tale venisse cantato negli ambienti popolari molto prima della sua inclusione nella composizione. Per quanto riguarda la musica, la tradizione l’assegna a Gaetano Donizetti, anche se nel 1839 costui era impegnato in altre opere.
  • Era de Maggio è una canzone che ha preso vita da una poesia di Salvatore Di Giacomo del 1884, messa in musica da Mario Pasquale Costa. Nella prima parte viene narrato l’addio durante il mese di maggio tra due amanti, i quali si ripromettono di ritrovarsi negli stessi luoghi dello stesso mese per rinnovare il loro amore. La seconda parte della canzone è incentrata sul nuovo incontro tra i due. È considerata la più bella rappresentazione della canzone napoletana tra Di Giacomo e Costa.
  • Reginella pubblicata dalla casa editrice musicale La Canzonetta è stata scritta nel 1917 da Libero Bovio e musicata da Gaetano Lama. È un brano malinconico che racconta la fine di una storia d’amore dove il ritornello evoca la traccia che rimane dell’antica passione: mo nun c’amam chiù ma e vot tu distrattament piens a me.
  • I’ te vurria vasà pubblicata nel ‘900 la canzone prende origine dall’infelice amore dell’autore Vincenzo Russo per Enrichetta Marchese. Nonostante l’amore fosse corrisposto, la famiglia di lei non voleva l’unione tra i due e cercarono in tutti i modi di ostacolarli. I versi, composti sul finire del 1899 da Russo, furono musicati tra 1 ed 2 gennaio 1900 da Eduardo di Capua.
  • Ò marenariello brano del 1893 musicato da Salvatore Gambardella su versi di Gennaro Ottaviano, narra la storia di un marinaio dal cuore forte e generoso che si congiunge ai mille riflessi delle onde del bel golfo di Napoli intonando questa canzone malinconica e gioiosa allo stesso tempo. Si racconta che Gambardella presso una bottega di Piazza Mercato incontrò il poeta Ottaviano il quale era proprio in cerca di qualcuno che potesse musicare i suoi versi, indi nacque quella splendida collaborazione e la canzone venne presentata al maestro Raimondo Rossi, direttore dell’orchestra del Teatro Nuovo Politeama, al quale piacque così tanto che quella stessa sera la fece cantare da Emilia
  • Torna a Surriento al contrario di quello che pensano in molti, non è un canzone d’amore. Nel 1902 l’onorevole Zanardelli è ospite al Grand hotel di Sorrento. Il proprietario, sperando di convincerlo ad aprire in paese un ufficio postale, chiede ai fratelli Gian Battista ed Ernesto De Curtis di scrivere velocemente una canzone per l’illustre ospite. Il giorno dopo, al momento della sua partenza, Zanardelli si sente dedicare un’improvvisata torna a Surriento. Dopo un paio di anni, riveduta e corretta, la canzone parteciperà al festival di Piedigrotta, diventando in seguito un grandissimo successo internazionale.
  • O’ sole mio i cui versi di Giovanni Capurro furono composti nel 1898. L’autore della musica Eduardo di Capua, era in giro per il mondo con il padre violinista, quando durane un sosta ad Odessa in Ucraina, una mattina notando la sfavillante luminosità del sole, compose le note di questa canzone. In seguito i due vendettero la canzone all’editore Bideri per 25 lire, il quale la fece partecipare al più importante festival della canzone napoletana, quella di Piedigrotta. O sole mio arriverà seconda, diventando poi una delle canzoni più famose al mondo.

Ed è proprio in seguito a quest’ultima canzone, che è un must della musica partenopea di tutti i tempi, il pubblico ha richiesto un bis.

Qui di seguito il video di questa splendida canzone.

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