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martedì, 5 Luglio 2022

La compagnia teatrale di Antonino

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Il regista Antonino Laudicina ha avuto coraggio nel mettere in scena, con la sua compagnia teatrale, un’opera drammatica come “Anna dei miracoli”; riadattamento teatrale della nota opera televisiva, presentata durante la rassegna di teatro amatoriale organizzata dal teatro Augusteo di Napoli, ma svoltasi per l’intero programma sul palco dello storico teatro Politeama. Un coraggio che ha suscitato profonda emozione negli spettatori, e che ci ha incuriositi. Antonino Laudicina ci ha raggiunto in redazione per un’intervista.

Antonino Laudicina, le hanno mai detto che somiglia a Eduardo De Filippo?

«Sì, me l’hanno detto. Per questo in più di 30 anni di questo mestiere di attore e regista non ho mai voluto interpretare commedie di Eduardo, proprio per non incappare in errori o per non scadere, per non sentirmi dire: ”Toh, un imitatore di Eduardo”. In ogni caso spero di somigliargli non nei tratti, ma nei toni della voce, perchè soprattutto quando sono stanco mi si spezza un po’ la voce, e quindi forse, chissà, lo ricordo, dicendo della cose un po’ eduardiane. Non me ne voglia mio padre, ma chissà, forse mia madre si sarà fatta una scappatella con il grande Eduardo (Ride – ndr)»

Come è nata l’idea di portare in scena Anna dei Miracoli?

«L’idea è saltata fuori nel momento stesso in cui ho visto la bambina (Francesca Pia Pinto – ndr) perché, anche se aveva allora solo 7 anni, aveva già una professionalità interiore. A volte si vedono a teatro personaggi che non hanno professionalità, nonostante l’età adulta, ma questa bambina ha dimostrato un grande impegno e una grande professionalità nel seguirmi, nell’ascoltarmi, nelle prove, nel mettere il suo essere bambina un attimo da parte. Quando l’ho vista mi sono detto: “Lei è nata per fare Anna dei Miracoli”; così essenzialmente è nata l’idea. Ho praticamente creato lo spettacolo intorno a lei.»

Però avete comunque provato poco, vero?

«Sì, le prove per questa rassegna teatrale sono state poche, anche perché non c’era l’opportunità di avere il teatro sempre a disposizione, montato a regola d’arte. Parlo ovviamente di luci, spazi, scene, scenografia e zone adeguate alle prove che differiscono da teatro a teatro, ma anche da palco a palco»

Qual è stata la difficoltà più grande incontrata nella messa in scena di Anna dei Miracoli?

«In questa rassegna proprio la scomodità delle prove. Soprattutto per questo tipo di spettacolo che gioca tutto sulle tensioni degli attori, sarebbe stato deleterio fare le prove gli stessi giorni o a poche ore dalla rappresentazione. Per esempio, nella rassegna mi sono accorto dopo che le luci non mi piacevano; le accensioni e gli spegnimenti, come anche l’intensità delle luci, andava provata prima, durante il movimento sincronico degli attori, con le posizioni; infatti ci sono state delle zone d’ombra che chiaramente per me vengono identificate come delle note negative dello spettacolo»

Per quanto riguarda le note positive, anche la ragazza che interpreta Anna è stata molto brava. Secondo lei è piaciuta al pubblico?

«Sì, si è creata una grande empatia tra gli attori, ma soprattutto tra Francesca, la bambina che interpreta Helen, e la ragazza (La bravissima Fiorella Cangiano – ndr) che interpreta Anna. Ci tenevo molto che tra di loro si creasse questa bella atmosfera e mi sono impegnato per questo, non solo sotto il profilo strettamente teatrale, ma le ragazze hanno legato anche proprio tra di loro; è una chimica. Al riguardo ho deciso di puntare tutto sugli opposti. Per farle legare tra loro le attrici dovevano creare un feeling, un contatto, un punto d’incontro con il personaggio. Quindi proprio due estremi opposti e questa dissonanza ha dato vita poi al feeling che si è creato e che ha avvertito secondo me anche il pubblico»

Non crede che grande importanza l’abbiano avuta anche i costumi?

«Sì, sicuramente i costumi sono stati fatti molto bene e hanno rappresentato un punto forte dello spettacolo assieme alle luci che hanno aiutato il pubblico a calarsi nell’atmosfera, per entrare subito nell’epoca, quasi più efficaci della scenografia»

La cosa più bella di questo spettacolo?

«Sicuramente la compagnia. C’è stato un grosso lavoro di squadra. Ringrazio tutti proprio per l’impegno, i sacrifici, la professionalità e la serietà che tutti hanno dimostrato in questo lavoro. E spero che la compagnia, la mia compagnia, sia sempre composta da persone serie, che non facciano pettegolezzi o causino chiacchiericcio. Per me è molto importante mantenere l’equilibrio, quella serietà che ti permette di lavorare bene. Preferisco assorbire io tanti problemi, ma l’importante è che nella compagnia si respiri un’aria piacevole. E’ questo secondo me l’humus su cui si basa il teatro; è la mia cifra stilistica, anche nel comico.»

Porterete in altri teatri Anna dei Miracoli?

«La nostra è una compagnia amatoriale; già l’abbiamo portata in giro per teatri 3 volte; in realtà questo tipo di spettacolo spesso viene visto dal pubblico come una rappresentazione un po’ triste e purtroppo ultimamente sembra che ogni cosa debba far ridere per riscuotere un successo. Quindi se non fa ridere non fa successo e non merita. Nella vita però non c’è solo il sorriso. E’ chiaro che le risate servono per dissipare le tante negatività della vita. Ma io trovo che talvolta anche nel drammatico ci siano spunti di riflessione: proprio il drammatico infatti tocca delle corde personali e ci scuote un po’ da questa situazione, da questa sfera che ognuno di noi si costruisce intorno e che non ci lascia interagire con gli altri. Quasi ci dimentichiamo della nostra umanità. Io ho goduto nel sentire e nel vedere il pubblico che a un certo punto della rappresentazione era completamente rapito. C’era un silenzio profondo in sala, oppure qualche colpo di tosse che celava emozione. Persone mi hanno detto: ”Ho pianto”; è bello non perché hanno pianto, ma proprio perché così riusciamo a capire che il grande lavoro che c’è stato ha avuto un risultato. Quello che ho cercato di ottenere infatti con questa rassegna è il movimento delle emozioni»

 

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