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Pompeimia: i bambini delle case famiglia agli scavi

Riprendersi la propria terra partendo dalla cultura, che vive in ogni angolo degli scavi di Pompei, e dalle speranze di centinaia di bambini che guardano il mondo dalle finestre delle case famiglia. A volerlo è il comitato Pompeimia: si tratta di un gruppo giovane che da qualche anno ormai si rimbocca le maniche per ridare valore al territorio di Pompei. Il loro impegno è partito da una catena umana che ha coinvolto gente e Associazioni di tutta Italia e proseguirà, il prossimo 25 giugno, con “Scugnizzi a Pompei”, una visita guidata pensata appositamente per i bambini del napoletano; bambini speciali che non hanno una famiglia. XXI Secolo ha conosciuto il Vicepresidente del comitato, Laura Noviello, che ha raccontato nascita e obiettivi del gruppo.

Cos’è il comitato Pompeimia?

«Il comitato nasce grazie a un gruppo di studenti stanchi di vedere la propria storia distruggersi ogni giorno. Il 4 maggio decidemmo di incontrarci per fare qualcosa. Abbiamo creato una catena umana attorno alle mura degli scavi di Pompei col valore simbolico di riprenderci la nostra terra. In quell’occasione sono venuti ragazzi, bambini e adulti da tutta Italia. Pompeimia nasce in quell’occasione ma già da due anni si muove su Facebook»

Il 28 maggio c’è stata una raccolta fondi destinati al progetto “Scugnizzi a Pompei”. Qual era l’obiettivo e com’è andata?

«La serata è andata benissimo perché c’erano molte persone. Al locale Fabric di Portici si sono esibiti i Riot Vesuvio. In quell’occasione abbiamo presentato il progetto della visita guidata a Pompei che verrà fatta il 25 giugno e che coinvolgerà bambini di Scampia, Portici e San Sebastiano»

I bambini delle case famiglia visiteranno Pompei. Come si svolgerà la giornata?

«Andremo agli scavi con le guide del sito. Faremo conoscere questa realtà ai bambini. In seguito ci sposteremo in una delle molte aree verdi del sito archeologico per un momento ludico. Faremo conoscere la storia giocando. Dopo questo evento continueremo facendo disegnare ai bambini, ispirandoli al tema “cosa mi ha lasciato Pompei”. I disegni verranno poi esposti in una mostra»

Quanto è stato difficile coinvolgere i bambini delle case famiglia?

«Il 4 maggio con noi c’erano anche le cooperative Shannara e Arciragazzi. Loro ci hanno dato una grossa mano a entrare in contatto con queste realtà»

Il vostro motto è “Qualcosa che non muore ma resta”. Cos’è quel ‘qualcosa’?

«È l’amore e l’impegno che viene dall’amore stesso. Dobbiamo trasmettere questo amore anche ai bambini. Pensiamo che far conoscere la storia e la cultura possa essere un modo giusto per farlo»