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sabato, 2 Luglio 2022

Colpito al petto da un killer nella periferia di Napoli

Un nuovo agguato nella periferia di Napoli, che si aggiunge ad un’escalation di violenza che imperversa da tempo

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Questa mattina nella periferia di Napoli, un killer ha attentato alla vita di Ciro Manganaro, imprenditore pregiudicato di 54 anni.

Alle ore 6 di questa mattina, Ciro Manganaro viene colpito da diversi colpi di arma da fuoco, tra cui una al petto molto grave, e subito viene portato all’ospedale del Mare a Napoli.

Subito sono intervenuti i carabinieri di Torre del Greco e tutt’ora sono in corso le indagini per accertare con esattezza la dinamica e i motivi dell’attentato.

Stando alle prime ricostruzioni sembrerebbe che l’imprenditore pregiudicato si trovasse a bordo della sua auto, una Peugeot di colore grigio, quando è stato avvicinato improvvisamente da due sicari in sella a una moto. I due sicari, dopo aver colpito Manganaro in pieno, sono poi fuggiti senza lasciare traccia.

Non è da escludere che l’attentato alla vita dell’imprenditore sia dovuto alla faida in atto nella zona di Ponticelli.

Dal mese di ottobre nella zona della periferia di Napoli si sono succedute un’escalation di violenze, bombe, agguati, omicidi, e stese; e con il nuovo agguato di oggi si confermerebbe la preoccupazione già esplicitata dagli inquirenti in base alle violenze dei mesi precedenti.

Continuano quindi gli episodi di violenza a causa della faida tra il clan De Micco e l’organizzazione De Luca Bossa-Minichini-D’Amico, che ha già fatto segnare diversi omicidi, oltre a diversi raid armati e alle bombe lasciate esplodere in strada a ridosso delle abitazioni dei nemici, senza tenere in considerazione eventuali vittime estranee alla questione criminale.

Ricordiamo ad esempio l’agguato in cui è rimasto ucciso il 23enne Carmine D’Onofrio, ucciso con alcuni colpi d’arma da fuoco la notte del 5 ottobre mentre stava tornando a a casa insieme alla compagna in dolce attesa, un giovane la cui unica “colpa” era quella di essere il figlio illegittimo di un boss, Giuseppe De Luca Bossa, a sua volta fratello di Antonio De Luca Bossa, elemento di vertice dell’omonimo clan di camorra del quartiere.

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