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martedì, 29 Novembre 2022

Claude Monet, il padre dell’impressionismo

L' artista francese, che ha rivoluzionato completamente il concetto di luce e colore in pittura, moriva il 6 dicembre 1926 nel paesino di Giverny

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Eva Maria Pepe
Laureata in Lettere classiche, ama l'arte, la letteratura, i viaggi. Il suo più grande sogno è diventare scrittrice.

Il 6 dicembre 1926 moriva uno dei più grandi artisti della storia. Stiamo parlando di Claude Monet, il padre dell’impressionismo. Le sue opere hanno rivoluzionato completamente il panorama artistico nell’epoca a cavallo tra i due secoli. Claude Monet era un visionario, con i suoi pennelli ha dato vita ad un nuovo modo di rappresentare la luce e la natura.

Nato a Parigi nel 1840, Monet trascorse l’infanzia a Le Havre per poi ritrasferirsi nella capitale francese. Qui si iscrisse all’Academie Suisse dove studiò pittura rimanendo particolarmente colpito dai dipinti di DelacroixCorot. Particolarmente importante fu inoltre l’amicizia con Boudin, che gli trasmise l’amore per la pittura en plein air e gli insegnò le tecniche per dipingere la natura.

A venti anni venne chiamato per il servizio militare in Algeria. Qui però si ammalò di tifo e quindi tornò in patria. La famiglia sostenne l’amore di Claude per l’arte, pagando un sostituito che andasse al fronte e iscrivendo Claude all’accademia del maestro Charles Gleyre.

Contro qualsiasi regola legata alla pittura tradizionale, Claude lasciò lo spazio chiuso e buio dell’atelier per andare a dipingere all’aria aperta. Attorno a lui si strinsero una serie di altri artisti come Camille Pissarro, Alfred Sisley, Frédéric Bazille e Pierre-Auguste Renoir. Stava per nascere una nuova corrente, l’impressionismo.

Le opere impressioniste rappresentano la realtà in base a come l’artista la percepisce nel momento in cui la dipinge. Dunque i colori non sono più mescolati sulla tela ma sono semplicemente accostati, dando vita a spettacolari contrapposizioni cromatiche e a immagini non chiaramente definite, quasi sfocate.

La prima mostra risale al 1874 ed ebbe luogo nello studio parigino del famoso fotografo Nadar. Monet aveva solo ventiquattro anni. La mostra però fu un vero e proprio fallimento. La nuova arte non veniva compresa dalla critica, essendo troppo diversa dagli schemi tradizionali. Mercanti e collezionisti non acquistarono alcuna opera e questo portò i giovani artisti a vivere un periodo di forte ristrettezze economiche.

Monet era però fermamente convinto della sua arte e del suo modo di rappresentare la natura. Nel 1883 si trasferì in un piccolo paese di campagna, Giverny, dove il pittore si ritrovò completamente circondato dalla natura. Questo gli permise di studiare la luce, le piante, l’acqua e poter dedicare tutto il suo tempo alla pittura.

Nel 1889 allestí una mostra personale alla “Galleria Petit” di Parigi. I tempi erano maturi. I collezionisti apprezzarono finalmente la sua arte e la critica non fece altro che spendere importanti parole sulle sue opere, rendendolo così uno dei pittori francesi più importanti dell’epoca.

Monet non lasciò più Giverny. Qui si dedicò al suo lavoro più importante , le “Ninfee”. Stiamo parlando di una serie di dipinti che ritraggono delle ninfee. Le opere racchiudono tutta l’essenza dell’arte di Monet ovvero ritrarre la natura semplicemente così com’è, sempre in mutamento. Dunque riprendere sempre lo stesso soggetto non significa riprodurre lo stesso dipinto in quanto luce, vento e ombre restituiscono agli occhi dell’artista un soggetto sempre nuovo.

Monet dedicò alla raccolta di Ninfee ben ventisette anni della sua vita fin quando la cataratta lo rese cieco. Poco dopo si ammalò di cancro al polmone che lo portò alla morte il 6 dicembre 1926.

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