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venerdì, 19 Agosto 2022

La città che ha sconfitto l’ebola

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Erminia Vocciahttps://www.21secolo.news
Ha conseguito la laurea magistrale in “Relazioni Internazionali” presso l’Università “L’Orientale” di Napoli, si interessa di politica mondiale e di temi legati al rispetto dei diritti umani. Ama leggere, viaggiare e conoscere culture diverse. Crede nell’ informazione come servizio per un mondo meno distratto e più consapevole.

Dopo la notizia che l’ebola è stata debellata in Nigeria, un documento della WHO, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha reso noto qual è l’esempio da seguire per vincere la lotta contro la diffusione del virus omicida: la strategia adottata dal centro ospedaliero di Telimele, in Guinea. Situata nella parte nordoccidentale del Paese, a circa 270 chilometri dalla capitale Conakry, il distretto di Telimele conta una popolazione di quasi 300.000 persone e fino al mese di maggio di quest’anno era considerata un’area relativamente protetta dall’eventualità di contagio, perché abbastanza lontana dalle foreste della regione sudorientale dove la malattia aveva già fatto la sua comparsa.

Foto WHO
Foto WHO

Quando dottor Mauric Ony Beuvogui, Direttore dell’ospedale di Telimele, è venuto a sapere che Ebola aveva raggiunto anche quella regione, conscio dei rischi per la popolazione locale, si è subito preoccupato, ma insieme al personale medico del centro non si è lasciato abbattere: “Eravamo spaventati, ma sapevamo che noi, operatori sanitari, avevamo il dovere di combattere la malattia”. All’inizio dell’emergenza, il piano di reazione ad Ebola era già stato attivato, il personale sanitario del centro era già stato formato sulle procedure di protezione da adottare e aveva già ricevuto le attrezzature e l’equipaggiamento protettivo. L’ospedale di Telimele, oltretutto, era uno dei pochi in Guinea specializzato nella cura di malattie infettive.

Ebola era arrivata a Telimele ai primi di maggio attraverso una donna proveniente dalle vicinanze del villaggio di Sorogoya, che aveva visitato uno zio malato residente a Conakry. La donna si era recata all’ospedale di Telimele presentando dei sintomi che vennero associati dapprima alla febbre tifoidea. Dimessa dal personale sanitario del centro, fece ritorno dopo alcuni giorni, e morì il pomeriggio del secondo ricovero. A distanza di qualche altro giorno, la madre della donna e un altro membro della famiglia si presentarono all’ospedale di Telimele con gli stessi sintomi, e anche per loro non ci fu nulla da fare. Quando altri due familiari si ammalarono, i medici, ancora prima della prova scientifica, arrivarono alla conclusione che si trattava di Ebola.

Dopo aver accertato il contagio, le autorità locali crearono in poco tempo una commissione anti crisi e, grazie a Medici Senza Frontiere, un’ala dell’ospedale di Sorogoya venne trasformata in un centro di cura per Ebola. Ciò che si è dimostrato però vitale alla sconfitta del virus, come sottolinea il dott. Beuvogui, è stato mettere in piedi un centro per il trattamento della malattia che fosse il più possibile vicino alle persone, e averlo fatto molto velocemente. Le autorità sanitarie del distretto hanno monitorato la salute di 250 persone mandando in giro con delle moto il proprio personale, il quale doveva far recepire questo semplice messaggio: “Sottoponiti presto al trattamento e vivrai, arriva tardi e morirai”.

Coinvolgere la comunità locale è stato fondamentale, fine che è stato possibile raggiungere grazie all’ impegno degli operatori, che sono riusciti a guadagnarsi la fiducia delle persone del distretto di Telimele. Gli abitanti dei villaggi africani di solito scacciano gli operatori sanitari, che senza capire i rituali e le tradizioni locali, impongono trattamenti e misure preventive, come la sottrazione dei cadaveri infetti per impedirne il contatto. In alcune regioni dell’Africa i riti religiosi prevedono di toccare i morti durante i funerali, il che aumenta moltissimo le possibilità di contrarre la malattia. Spiegare alle persone che i medici e gli infermieri sono i primi che mettono a rischio la propria vita per il bene comune ha permesso di vincere pregiudizi, ignoranza e ostilità.

Delle 26 persone contagiate nel distretto di Telimele 10 sono morte. Il tasso di mortalità registrato è stato del 38%, molto al di sotto della media della Guinea, che si attesta intorno al 60%. Dalla fine di luglio a Telimele non è stato riscontrato nessun altro caso di contagio. Il dott. Beuvogui e il suo coraggioso staff sanno che l’emergenza non è finita, e sono preparati ad affrontarla di nuovo, ma il caso di Telimele ha dimostrato al mondo che Ebola si può curare e soprattutto guarire.

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