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lunedì, 6 Febbraio 2023

Cisgiordania: una terra senza Pace

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Emanuela Iovinehttps://www.21secolo.news
Ambiziosa, testarda e determinata. Napoletana ma residente a Gallarate. Ho conseguito la Laurea Magistrale in Filologia Moderna presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II", presentando una tesi dal titolo: "Tendenze Linguistiche del Giornalismo dalla carta al web". Iscritta dal Novembre 2016 all'Ordine dei Giornalisti Pubblicisti della Campania. Diplomata nel Giugno 2013 in danza classica e moderna e attualmente docente di lettere.

La notte del 2 giugno la polizia di frontiera israeliana ha ucciso un rifugiato palestinese. Secondo le prime testimonianze l’uomo sarebbe stato freddato dopo aver attaccato il posto di controllo di Tapouah, nell’occasione un agente è rimasto lievemente ferito.

L’incidente sarebbe avvenuto poche ore dopo la presentazione del nuovo governo di unità nazionale a Ramallah da parte del presidente palestinese Mahmoud Abbas, che nel corso della cerimonia ha dichiarato: con la formazione di un nuovo governo di consenso nazionale si annuncia la fine delle divisioni tra palestinesi che con i loro scontri non hanno fatto altro che danneggiare l’interesse nazionale. Sono stati 17 i palestinesi uccisi dalle forze dell’ordine israeliane nel corso del 2013, ma dall’inizio del 2014 il quadro presentato sembra essere ancora peggiore; infatti a oggi risultano essere addirittura 7 i palestinesi rimasti vittima di scontri.

I casi più recenti risalgono a metà maggio e sembrerebbero legati alla commemorazione della nakba, la “catastrofe” da cui nel 1948 avrebbe avuto inizio l’esodo dei palestinesi. Nei primi mesi del 2014 si è calcolato che fossero almeno 275 i casi di feriti tra i rifugiati, secondo i dati riportati dall’Unrwa, l’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi. Il portavoce Chris Gunness ha asserito: dall’inizio del 2013 l’agenzia è stata testimone di una forte crescita del numero dei rifugiati palestinesi feriti durante le operazioni delle forze dell’ordine israeliane e quello che colpisce è soprattutto l’incremento di mezzi di violenza utilizzati. A prendere la parola è stato poi Felipe Sanchez, direttore delle operazioni dell’Unrwa in Cisgiordania che ha aggiunto: voglio assicurarmi che le forze di sicurezza si rifacciano ai principi basilari per l’uso della forza e delle armi da fuoco.

La Cisgiordania, regione occidentale della Giordania, è stata da sempre luogo di scontri perché occupata dagli israeliani a partire dal terzo conflitto arabo-israeliano, verificatosi nel 1967. La regione venne occupata dapprima dalle truppe trans-giordane e solo successivamente entrò a far parte del regno di Giordania, sotto la guida del re Abdallah. La Giordania perdette poi il territorio nel corso degli eventi del 1967 e con la successiva occupazione israeliana venne modificato lo status di Gerusalemme, dichiarata solo nel 1980 capitale eterna dello stato di Israele. Con la proclamazione dello stato di Palestina nel 1988 la Giordania rinunciò a ogni diritto sulla Cisgiordania, e in seguito agli accordi israelo-palestinesi del 1993-1995 i centri principali della regione passarono sotto il controllo di un’amministrazione autonoma palestinese. A partire dagli ultimi mesi del 2000 si verificarono numerosi scontri sanguinari tra palestinesi e israeliani che misero in seria difficoltà l’eventualità della creazione di uno stato indipendente.

Attualmente si stima che la popolazione della Cisgiordania sia in maggioranza di religione musulmana, seguiti da un 17% di persone di religione ebraica e una piccola minoranza cristiana.

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