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martedì, 25 Gennaio 2022

Ciro Esposito: ancora nessuna giustizia

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Agghiacciante ed esplicativo il video sull’agguato ai danni del tifoso napoletano Ciro Esposito, video che ha già fatto il giro di tutta Italia e che molti hanno guardato spinti da mera curiosità più che da voglia di giustizia.
Il video in questione, consegnato direttamente a Giovanni, padre di Ciro, dai testimoni che avevano ripreso i secondi fondamentali per la vita del ragazzo, è stato affidato alla Procura al fine di fornire altre testimonianze per risolvere la tragedia avvenuta il 3 maggio scorso a Roma, in occasione della finale di Coppa Italia.

Due spari inaugurano le scene iniziali del video, poi la foschia dei fumogeni e un gruppo di ragazzi che sorregge il povero Ciro, sballottato su e giù dai compagni, alla spasmodica ricerca di un aiuto immediato. Gli tolgono lo zaino, lo appoggiano per terra, gli sono vicini; e intanto dell’ambulanza nessuna traccia. Per caso, e solo per caso, passa una volante della polizia e il poliziotto di turno scende dall’auto ‘snobbando’ Ciro e recandosi, prima di tutto, verso il luogo dell’aggressione. Nessuna autoambulanza ha soccorso il tifoso napoletano entro i minuti necessari alla salvezza della sua vita.

Dov’erano le forze dell’ordine? Dov’erano i soccorsi? Dov’era la scorta di accompagnamento ai gruppi di tifosi? Un piano di sicurezza fallito del tutto, con una conseguenza raggelante: la morte di Ciro Esposito.

De Santis santo subito
De Santis santo subito

E le istituzioni? E De Santis? Intanto sotto il ponte della Musica, a Roma, nei pressi dello Stadio Olimpico, la nuova struttura che varrebbe come emblema della capitale, è stata sfregiata da una scritta inaccettabile: De Santis santo subito. Vigliaccheria, cattiveria e azioni criminali aleggiano tra lo sport più seguito al mondo.

Intanto con la decisione di Tavecchio di abolire l’articolo 11 e inserirlo nel 12 del Codice di Giustizia Sportiva la discriminazione territoriale sugli stadi diventa poca cosa: basta curve chiuse, qualche multa e nulla più. Non se lo sono fatti dire due volte i romanisti nella prima di campionato che, contro la Fiorentina, hanno inneggiato il famigerato Vesuvio a lavare con il fuoco gli ‘sporchi’ napoletani.

Mamma appena di rimetto torno allo stadio, diceva Ciro alla mamma prima di morire, un desiderio forte più di tutto, ma che il suo stesso amore gli ha bruciato.

Cosa spinge un italiano ad odiare i propri connazionali? Probabilmente le istituzioni e i politici inermi e assenti dinanzi ad una tragedia così grave.

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