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martedì, 31 Gennaio 2023

Il Cinema di Pier Paolo Pasolini all’Asilo Filangieri

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Giusi Cioccolanti
Studia Nuove Tecnologie dell'Arte presso Accademia di belle arti di Napoli. Freelance photographer. Donna. 24 anni. Creativa. Collaboratore XXI secolo

Dal 14 gennaio all’11 febbraio 2016, ogni giovedì, l’ex Asilo Filangieri di Napoli proietterà una rassegna di 5 delle più belle e significative pellicole di Pier Paolo Pasolini  dal titolo “Il selvaggio dolore di essere uomini”.

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Il film d’esordio del poeta vissuto a Casarsa della Delizia, ‘Accattone’, inaugurerà questo cineforum celebrativo. La pellicola, ancora oggi, rappresenta per i cinefili di tutto il mondo – amanti del linguaggio audiovisivo – un forte punto di riferimento. Il tema si sofferma sulla ricerca ed il ritorno ad un desiderio primitivo, snodandosi in un conflitto con la smania di possesso della civiltà moderna. Come recensisce Pino Bertelli: “ACCATTONE racconta l’emarginazione suburbana romana ma è evidente che la metafora si allarga ai Sud del mondo. È una storia che sviscera la profonda miseria delle borgate di Torpignattara, del Pigneto e dai margini della grande città riporta alle radici di un’esistenza offesa, bastonata, deflorata senza rimedio. Pasolini coglie i segni della condizione umana povera e vigliacca di personaggi che vivono ai margini delle periferie e da qui ne escono in galera o morti. In questa degradazione esistenziale Pasolini vede “qualcosa di sacro” che crolla nella caduta personale di Accattone e nello stesso tempo risorge nel segno della croce blasfemo finale di Balilla”. “La morte, il presentimento della morte domina, è una presenza – ora segreta, ora esplicita – sospesa sul film dalla prima all’ultima inquadratura” (Morando Morandini), che infonde all’opera un percorso primordiale, quasi una lacerazione di un’innocenza ritrovata e immediatamente perduta sulla quale si può solo piangere o bestemmiare” – e aggiunge “ACCATTONE è forse il più grande debutto nella storia del cinema italiano.”

Nel secondo film in programma, ‘Il Vangelo secondo Matteo’, troviamo invece la ricerca della purezza.

“Rispetto ad AccattoneIl Vangelo secondo Matteo segna un processo indubbio, prima di tutto per l’eccezionale impeto espressivo che in questo film rivela direttamente e immediatamente quali sono le cose che stanno a cuore a Pasolini. E in secondo luogo perché, nelle singole parti, Pasolini mostra questa volta di sapere alleare la poesia ad una rifinitezza e levità che in Accattone, più elementare, non si potevano ancora che intravvedere”; commenta Alberto Monavia, sottolineando inoltre che “Pasolini ha capito il valore plastico e poetico, così del silenzio, come della parola”. Diciamo subito che i silenzi sono la forza del film e le parole la debolezza. I silenzi di Pasolini sono affidati all’organo che è più legato al silenzio: gli occhi. Non parliamo qui degli occhi degli spettatori, bensì degli occhi dei personaggi. Le sequenze silenziose del Vangelo secondo Matteo sono le più belle, appunto perché il silenzio è il mezzo più sicuro per farci fare il salto vertiginoso all’indietro che ci propone Pasolini con il suo film. La parola è sempre storica; il silenzio si pone fuori della storia, nell’assolutezza delle immagini: il silenzio  della Annunciazione, il silenzio che accompagna la morte di Erode, il silenzio degli apostoli che guardano Gesù e di Gesù che guarda gli apostoli, il silenzio di Giuda che sta per tradire, il silenzio di Gesù che sa di essere tradito. Il silenzio nel film di Pasolini non è, d’altra parte, quello del cinema muto, cioè un silenzio per difetto; bensì è il silenzio del parlato, cioè un silenzio plastico, espressivo, poetico.

In ‘Uccellacci e uccellini’, invece, interpretato da Totò, c’è una forte critica alla società borghese nascente, mascherata da una sottile ironia surrealista. ‘In Teorema’, Pasolini mette in evidenza la distruzione psicofisica di una persona che avviene quando un’altra ne minaccia l’equilibrio apparente. La pellicola conclusiva della rassegna sarà  ‘Edipo Re’ in cui l’autore esprime l’inadeguatezza del soggetto dell’inconscio di fronte al reale.

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I cinque film ripercorrono dunque il tragitto della poetica di Pasolini, sia personale che creativo ed invitano lo spettatore ad interpretarlo attraverso una riflessione psicoanalitica.

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