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Cinema, quando Brando rifiutò l’Oscar

Marlon Brando è stato l’icona del cinema statunitense e della sua evoluzione durante un periodo turbolento della storia degli Stati Uniti e del resto del mondo. Nonostante si sia cimentato con una produzione rispettabile, solamente 800 film interpretati, i ruoli in cui Brando è riuscito a calarsi sono a dir poco leggendari con interpretazioni divenute emblema della storia del cinema. Titoli come Un tram che si chiama desiderio, oppure, Ultimo tango a Parigi, sono solo uno stralcio della grandezza e della padronanza scenica di un volto capace di scendere nei meandri di personalità lungi dall’essere di un uomo d’origini nordeuropee cresciuto in una piccola famiglia nel Nebraska.

Quando nel 1973, l’attore statunitense Marlon Brando, vinse il suo secondo Oscar per la monumentale interpretazione nel film Il Padrino parte I, diretto da Francis Ford Coppola, di don Vito Corleone, egli spiazzò l’Academy rifiutando il riconoscimento.

Il rifiuto della statuetta gettò nuovamente scalpore sul mondo delle stelle hollywoodiano. Nel 1971 era stato l’attore George C. Scott a rifiutare la statuetta per il film Patton, generale d’acciaio.

In quegli anni l’attivismo di Brando si era mobilitato eccome. Se negli anni 1960-1963 si era avvicinato al presidente John Fitzgerald Kennedy, durante gli anni 60′ si avvicinò alle lotte degli afro-americani capeggiati dal pastore Martin Luther King jr. prendendo parte alla Marcia di Washington e coinvolgendo anche gli stessi ruoli d’attore, dato il rifiuto di calarsi nel 1969 nel protagonista di Il compromesso.

Successivamente, Marlon Brando, si avvicina anche alle cause degli Amerindi, popolazione rientrante tra quelle native americane. In quegli anni i fermenti sociali coinvolse anche le popolazioni che maggiormente subirono le vicende etniche della nascita ed espansione continentale degli U.S.A.

In tal modo, Brando per sensibilizzare l’opinione pubblica, soprattutto quella hollywoodiana creatrice della dialettica cowboys contro pellerossa, decise di inviare in sua vece al ritiro della statuetta dell’Academy Maria Cruz, giovane d’origine amerinde ed europee la quale tenne un discorso d’argomenti polemici contro l’establishment americano del cinema.

In molti sospettarono che tal gesto compromise la successiva carriera di Brando, soprattutto dinanzi alla mancata nomination del 1974 per il film di Franco Zeffirelli, Ultimo tango a Parigi. 

Domenico Papaccio
Domenico Papaccio
Laureato in lettere moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II, parlante spagnolo e cultore di storia e arte. "Il giornalismo è il nostro oggi."